La piccolezza dell’essere grandi

Diamo importanza ai compleanni come se potessero renderci realmente diversi, come se bastasse compiere gli anni per essere più grandi. Ci si deve sentire “grandi”. Non possono essere delle date sul calendario o gli altri a deciderlo per noi.

Mi viene da pensare a uomini e donne di mezza età incapaci di prendere delle decisioni, incapaci di provvedere al bene della propria famiglia, di cui non si curano affatto ritenendo che la cosa migliore da fare al momento sia starsene stravaccati sul divano a fare zapping alla ricerca dell’ennesima telenovela con una storia trita e ritrita, di cui ugualmente non si interessano, preferendo lo smartphone che è al proprio fianco, la cui utilità non è ancora stata ben definita (quella del fianco chiaramente).

E poi ci sono loro: gli Eroi. Ci sono i miei genitori, che andrebbero elogiati e portati in giro come statue durante le processioni (senza assembramenti possibilmente), quelle persone che lavorano in continuazione, fingendo di stare bene, nascondendo in realtà acciacchi su acciacchi. Sono quelle persone che vedi uscire dal bagno dopo una doccia come rinate ma le stesse che perdono subito l’entusiasmo appena si accorgono di avere un gran da fare anche in casa. Ci sono quelle persone che si dannano per trovare un lavoro, persone che ne avrebbero bisogno, ma rimpiazzate da altre che ne hanno due o tre contemporaneamente, magari anche a nero, per il solo gusto di accumulare dei soldi che nemmeno vogliono spendere da egoisti quali sono. Ci sono i Genitori, quelli che ti trasmettono tanto con uno sguardo di disapprovazione e gli altri, persone che girano e girano intorno all’argomento, senza esprimersi a dovere, per non allontanare quei figli che avrebbero dovuto tenersi più stretti in precedenza.

Tuttavia non pensiamo che ad essere grandi siano solo gli adulti, a differenza di come si suole credere di questi tempi, prendendo per esempio solo una piccola fetta della popolazione giovanile. Voglio dunque aprire una parentesi (spero non enorme, com’è invece mio solito fare).

Non tutti gli adolescenti sono degli scansafatiche, legati alla tecnologia più avanzata, perditempo, persone senza delle ambizioni, dei progetti, gente che vive sulle spalle degli altri, inconsapevole del tempo che sta sprecando e che non recupererà mai più.

Esistono quelli che dedicano anima e corpo al riempimento del proprio bagaglio culturale, privandosi del resto. Esiste chi si occupa di fratelli e sorelle minori, chi è costretto a vivere in famiglie quasi assenti, con un senso di responsabilità di quelli mai visti prima. Poi c’è anche chi riesce a coordinare tante buone amicizie, coltivandole giorno per giorno e chi preferisce la solitudine perché lui o lei ha deciso così e non necessariamente traendo spunti da serie tv o film. Non tutti gli adolescenti ascoltano musica spazzatura: ci sono persino quelli che prediligono la musica di altri tempi. E poi diciamocelo: non tutta la musica che noi giovani ascoltiamo è da gettare nel cassonetto. I nuovi generi non sono da abolire; i cantanti misconosciuti non sono sempre roba da poco conto (lunga vita ai musicisti indipendenti). Vi sembrerà strano che io stia qui a ribadire delle cose scontate ma vi assicuro che non lo sono affatto. E, dato che siamo in tema, non sono solo gli adulti ad avere questi preconcetti ma purtroppo anche tantissimi ragazzi, nei confronti dei loro coetanei poi.

Cos’è quindi che rende grandi alcuni e altri invece sempre infantili? Il ragionamento, le ampie prospettive. Ormai, a furia di parlarvene, quest’argomento è diventato uno dei miei preferiti. Spero si noti questo: sono dalla parte di chi si lascia trasportare solo dal buon vento e non da tutte le correnti esistenti. Potremmo anche ritrovarci a vivere quarantene infinite, giornate sempre piovose, momenti no, abbandoni improvvisi ma non è mai tutto nero. Il colore esiste e bisogna solo saperlo cercare. Non importa quanto tempo ci mettiamo. Sapete, talvolta è arduo rintracciare la propria retta via ma mai e dico mai dobbiamo arrenderci. Spesso mi rendo conto di essere entusiasta per poco, anche di un risultato non ottenuto pienamente. Ciò non avviene perché io sia chissà che saggia, anzi. Di errori ne compio e tantissimi: non potete immaginare quanti. Tuttavia, ciò che mi rende onore, suppongo, è la ricerca continua del giusto ma non il “giusto” condiviso. Io ricerco ciò che mi si addice. Ripropongo il celebre modo di dire: non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace. Non si deve necessariamente trovarlo il colore: l’essenziale è avere perlomeno l’intenzione di cercarlo, anche in un futuro lontano. Poi, per la cronaca, non è terribile vivere in una vita piena zeppa in ogni angolo di filtri oscurati che non si fanno minimamente attraversare dalla luce? Scusatemi ma io una vita nel buio non la considererei nemmeno come tale, niente affatto.

Con affetto,

La vostra

THE MESS

Ci metto il cuore nella pratica di esternare quello che sento. Per tal motivo, devo scusarmi con voi se non sono sempre attiva. Preferisco lasciarmi trasportare dalle buone idee, piuttosto che scrivere degli articoli colmi di parole che non mi rispecchiano. Quando e se vi va, potete farmi sapere che ne pensate (riguardo l’articolo) e vi ricordo ancora una volta che, qualunque tipo di domanda abbiate, anche riguardo chi sono, cosa faccio nella vita, di dove sono, chiedete pure. Non ho intenzione di nascondermi, né mai ho voluto farlo. Vi stringo forte a me.

22 risposte a "La piccolezza dell’essere grandi"

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  1. io non ho mai pensato che i giovani siano tutti uguali, è vero ci sono i perditempo, quelli che magari gli offrono un lavoro e dicono, grazie sto bene anche senza, ma ci sono quelli che pur non avendolo un lavoro lo creano ugualmente, facendo volontariato, aiutando in casa, insomma ci sono giovano che sono molto meglio dei loro stessi genitori quanto a consapevolezza e volontà. A mio avviso categorizzare delle persone è sempre sbagliato, e tu in questo mi sembri molto saggia, è un’ottima qualità, chi ti conoscerà di persona non potrà che apprezzarla…. 😉 Leggo sempre con interesse i tuoi post… 😉

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    1. Grazie mille, mi hai rincuorato. Per fortuna, qui sul blog ho conosciuto te e tanti altri adulti che mi hanno fatto credere il contrario ma lì in giro sapessi quanti ce ne sono con idee totalmente diverse dalle nostre! Ti ringrazio ancora una volta perché te lo meriti: sei veramente sempre costante e attento!

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  2. Ho l’estremo dolore di non avere figli, mi dà un senso d’Incompletezza e frustrazione. Per fortuna, compenso il tutto con la poesia e la scrittura, almeno tento di trovare una compensazione, ma se scavi dentro, trovi il dolore di cui ho parlato precedentemente!

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    1. Mi dispiace davvero tanto. Spero solo che, per quanto possa essere una sorta di distrazione, almeno in base a quello che mi dici, tu possa continuare a scrivere, in modo da sentirti minimamente in pace con te stesso. Ti auguro una buona serata!
      Se hai tempo e voglia, mi farebbe piacere se tu leggessi altri miei articoli, così almeno posso sapere qual è il tuo parere generale sugli argomenti trattati.

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  3. oh cara,
    Leggerti è stato come fare un tuffo nel passato. Ho 32 anni e quando ero al liceo pensavo le stesse cose…Mi sentivo giudicata e non capita dai grandi che in effetti nemmeno ci provavano a capire.
    Ricordi che durante una autogestione (ero in seconda liceo) un signore mi disse la solita frase dei grandi:
    “Sti giovani fanno autogestione solo per saltare scuola e farsi le canne”.
    Ricordo di essermi arrabbiata tanto e anche di non aver replicato perchè sarebbero state parole al vento. Così ho deciso di rispondere con l’azione. Volevo essere quel genere di ragazza che sa cosa fa. Che partecipa a una autogestione scolastica perchè ci crede. Che va a scuola per imparare e che esce con gli amici per divertirsi ma comportandosi bene.
    Non credo che quel tizio o altri adulti criticoni mi abbiano mai osservata e capito che i giovani non sono tutti cosÌ, ma lo so io. Nonostante ciò sono fiera della ragazza che ero.
    E poi si…sei fortunata ad aver vissuto con genitori eroi che ti hanno dato un bellissimo esempio. Il mio eroe, mio padre viveva lontano e mia madre per me ai tempi e ra la peggiore del mondo ( ora la vedo con occhi diversi), ma non la capivo e lei non si sforzava minumamente di capire me, non ne aveva voglia, in più suo marito era uno di quelli che hai descritto tu: era abbonato allo svaccamento sul divano e alla nullafacenza. Ma in un certo modo è stato un esempio anche quello. L’ esempio di ciò che non voglio essere e non voglio come compagno di vita.
    Adesso che ho una bambina capisco molte cose. Mi rendo conto che la stanchezza degli adulti a volte toglie davvero l’energia per fare qualunque cosa e il divano e la tv sembrano l’ unico modo per riscattarsi da vita fatta di fatica. Ci casco più spesso di quanto vorrei. Mi piacerebbe a volte divanarmi e non pensare a nulla e qui casca l’asino! Si vive una vita si fatica che crea stanchezza, perchè ci è stato insegnato che è cosi. Ma sono certa che non deve essere così per forza se non si vuole. Si può sempre scegliere,magari lavorare un po’ meno e guardare i figli negli occhi quando si parla e parlare con ripetto e gentilezza. Che se sié davvero stanchi la tv può aiutare a rilassarsi, ma non è l’unica cosa che si possa fare. Che il divano è comodo e caldo, ma lo si può condividere con chi si ama.Si può sempre scegliere. L’importante è ascoltare i propri bisogni e rendere qualsiasi momento un un bel momento con consapevolezza. Nonostante tutto.
    La vita degli adolescenti è un casino, la vita degli adulti è dura…ma la vita è nostra e possiamo costruirla come vogliamo se vogliamo.

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