Homo faber fortunae suae

Com’è che siamo arrivati a questo punto? Chi di noi due ha voluto che le cose andassero di male in peggio giorno dopo giorno? A volte, mi chiedo se non sia stata io ad allontanarti con la mia assenza fisica o tu con la tua. Sai, me lo sento ancora quel tuo palmo gelido sulle mie guance, il tuo volto che si sporgeva oltre i miei capelli scombinati per interpretare ogni mia espressione. Ho giurato su me stessa che ti avrei difeso in qualunque momento se tu ne avessi avuto il benché minimo bisogno ma non ho messo in pratica tal proposito, dal momento che sono riuscita ad accorgermi in tempo di quanto io non contassi poi così tanto per te, per quella persona per cui avrei fatto di tutto ma senza essere davvero d’aiuto. In questo momento, sto riservando un cassetto della mia memoria a te che sentivo ridere oltre lo schermo, a te che piantavi la tua voce metallica nella mia testa e rimanevi proprio lì fino al mio ultimo battito di ciglia da sveglia. A te, che con i tuoi modi bruschi hai danneggiato tutto ciò che ti circonda e ti lamenti di come sia potuto accadere. A te che mi hai fatto sorridere con il tuo dialetto così diverso dal mio, insegnandomi nuove parole. A te che avrei voluto abbracciare quando era necessario che lo facessi, sussurrandoti che le cose sarebbero cambiate di lì in poi ma non avrei mai potuto influire su di te, con centinaia di chilometri nel mezzo. Sarebbe stato meglio ringhiarti contro dal principio, rifiutare il primo bacio che mi hai scoccato sulle labbra, ancora mezzo sudaticcio dall’ultimo allenamento, tra una striscia pedonale e l’altra. Il mio cuore è rigido come pietra, malgrado di tanto in tanto piccoli frammenti colorati provino a far capolino al suo interno. E questo e molto altro grazie a te che non mi hai permesso di abbandonarti, illudendomi che la nostra sarebbe stata una storia di quelle belle, di quelle che si ricordano a vita, pur con tutti quei dissidi tra di noi. Certo, di te mi ricorderò eccome ma non nel modo che immaginavo. Mi sono rimaste impresse le tue lacrime sulla mia giacca di pelle nera e non sarà un detersivo qualsiasi a lavarle via: mi hai segnata dentro. Ricordo di quando non riuscivi a concludere nulla che potesse confortarti. Provi tuttora a farti forza andando da decine di esperti, con il supporto dei tuoi genitori, ma sai bene che nessuno potrà mai sostenerti a pieno come sarebbe auspicabile per te. Sei il genio incompreso, la persona che ho sempre ammirato, la mia compagnia preferita per le bevute. A te che sai mandarmi in tilt con un complimento dei tuoi ma anche rimettermi in riga con una critica costruttiva. Resti una costante, nonostante io non sia la tua: sono solo una dei tuoi seguaci sui social, un contatto in più da conservare in rubrica, una variabile di poco conto eliminabile in qualsiasi momento. Ritieni che si possano mantenere rapporti solo vedendosi tutti i giorni ma non fai niente per riprenderli. Credi di tenere tu le redini di tutto e lo fai, ma solo con il gregge di ingenui che ti porti dietro. Non con me, che pensi di aver distrutto. No, a me tu non dici cosa devo o non devo fare. E’ da tempo che non ci si incontra e non c’è restrizione che tiene: ci rivedremo. Siamo quelle tipiche persone che, persino dopo la peggior litigata, ci riappacificheremmo in un battibaleno se solo lo desiderassimo entrambi. Non vuoi saperne più niente di me e te ne do atto: condivido lo stesso pensiero. Eppure continuo a piangere ogni volta che riguardo le vecchie foto, i messaggi, tutto ciò che non ho mai eliminato perché mi mantengono in vita, facendomi capire chi non vorrei ritornare ad essere. Ma tu te lo ricordi il nostro primo saluto? Quasi non mi sembra vero che siano trascorsi anni da quel momento. Ero come una di famiglia, trattata più che bene da tutti i tuoi familiari. Mi hai preso per i fondelli, facendomi ustionare, mentre avrei potuto cavarmela con qualche piccola bruciatura superficiale. Sei dall’altra parte del Paese ma l’occasione per fermarti l’ho avuta. Magari non mi avresti dato ascolto, avrei potuto provarci ma ho preferito non essere egoista. Rimani la persona migliore che io abbia mai conosciuto negli ultimi tempi e sai, è stato più che confortante condividere con te per interi mesi la stessa aula del campus. Mi hai insegnato tanto, mi hai dimostrato che le differenze di età non contano un bel niente se ci siamo noi di mezzo. Ti ritrovo ovunque e in nessun luogo: eri nei miei pensieri nei treni che ho preso per venire da te ma ora sei anche in una cornice sul mio muro, indelebile. Hai pensato di farla finita, e non una volta, ma fortunatamente sei ancora qui: tu meriti di esserci e di goderti la tua vita, che hai costruito con tanto impegno. Ci siamo scagliati contro ogni oggetto a tiro, abbiamo urlato fino allo sfinimento, abbiamo inneggiato alla libertà privandocene. E quando meno ce l’aspettavamo, ci siamo incontrati nuovamente, per chiederci scusa ma giungendo a schiaffeggiarci moralmente. Ero sincera; tu lo eri. E ogni periodo, persino il più buio, persino questo, è pazzesco se so di poter contare su di te. Ho rischiato di perderti: forse accadrà ancora e ancora una volta o forse no.

THE MESS

P.S.: In quest’articolo l’io non si rivolge ad un solo interlocutore. In caso non tu non te ne sia accorto/a prima, ti invito a rileggere l’articolo in quest’ottica per dare il giusto peso ad ogni mia parola: io intanto ti aspetto di sotto.

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Scusami per la ripetizione dei soggetti e per averti fatto sviare ma non mi andava di scrivere un articolo piatto, su un solo soggetto. Spero non sia stato enormemente complicato individuare l’inizio e la fine di ogni trattazione.

Inoltre, ti svelo che tutte le persone menzionate hanno fatto o fanno ancora parte della mia vita (chissà, potrei averti chiamato in causa). Ho scritto questo testo come fosse una lettera per ognuno di loro. Ho colto quest’occasione come un ennesimo tentativo di raccontare la mia vita, che ormai conoscerai abbastanza bene se mi segui da tempo.

Fammi sapere cosa pensi di quest’articolo e se ti hanno colpito una o più situazioni in modo particolare.

Ti saluto calorosamente. A prestissimo 😉

35 risposte a "Homo faber fortunae suae"

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  1. Mi è piaciuta questa parte….perché l’ho vissuta anch’io: Il mio cuore è rigido come pietra, malgrado di tanto in tanto piccoli frammenti colorati provino a far capolino al suo interno. E questo e molto altro grazie a te che non mi hai permesso di abbandonarti, illudendomi che la nostra sarebbe stata una storia di quelle belle, di quelle che si ricordano a vita, pur con tutti quei dissidi tra di noi. Certo, di te mi ricorderò eccome ma non nel modo che immaginavo.

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    1. È inevitabile l’associazione gioia-dolore. Per quanto riguarda la rinascita, prima o poi la si raggiunge sempre. Bisogna solo saper pazientare e porsi nella migliore delle prospettive, allontanando ciò che provoca il famoso dolore.
      Viva il lupo! (grazie come sempre, Ale)

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        1. Certamente, penso lo stesso. Mi sono espressa male, scusami (infatti avevo detto che non ci possono essere le due cose separatamente).
          Quello che intendevo è: bisogna sì viverlo il dolore ma, ad un certo punto, prima di scottarsi troppo meglio prendere un pò le distanze, anche se spesso lo si fa molto tempo dopo.

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  2. sicuramente i rapporti a distanza partono male da subito a mio avviso, io tutti quelli che ho avuto si sono conclusi in poco tempo, poi certo ci sono delle eccezioni, però se uno ha una vita, un lavoro, in una certa città, non sempre può lasciare tutto andando a vivere in un’altra senza sapere come potrà vivere lì. Almeno queste sono sempre state le mie idee quando mi capitava di conoscere persone distanti, poi va beh ognuno è fatto in maniera diversa, c’è anche chi molla tutto e va a vivere all’estero, ne ho conosciuto molti che hanno fatto questa scelta e ora stanno bene.
    Poi va beh in questo periodo con la pandemia tutto è amplificato a dismisura, ora i rapporti a distanza sono ancora più lontani, per tutte le restrizioni in atto.
    Non conosco la vostra vicenda, se ci tieni tanto a lui mi farebbe piacere che fossi ricambiata, ma illudersi spesso porta solo del malessere psicologico, le persone non cambiano, anche se spesso vogliono farci credere che sia così..

    Buona domenica, un caro abbraccio da amico sincero… 😉

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    1. Ciao carissimo, purtroppo ho pensato che potesse andare tutto bene per troppo tempo, come hai notato, ma per fortuna questi rapporti si sono interrotti: o li ho interrotti io o gli altri. Il problema non è tanto la distanza, sai perché? Anche persone vicinissime a volte possono non farsi vedere o sentire mai, mentre quelle lontane magari ci sono sempre. Sta tutto nel sapere valutare la “bontà” dei rapporti, a prescindere dal tipo. Penso che tu abbia avuto tanto coraggio a compiere quelle scelte: io non credo che avrei mai agito in tal modo, in quanto mi affeziono troppo e troppo presto.
      In ogni caso, questo periodo è durissimo per tutti e mi sta facendo aprire gli occhi, anche su aspetti come questi.
      Spero di non essere stata troppo prolissa, un abbraccione e buona domenica anche a te!

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        1. Mi scusi se mi permetto ma probabilmente non è stata granché attenta ai dati forniti da noi. Prima di tutto siamo degli adolescenti e, per privacy, alcuni di noi non vorrebbero far comparire il proprio nome. Come seconda cosa, non è un nome a descrivere alla perfezione una persona, anzi. Lo fanno già gli articoli in cui io, per esempio, ci metto tutta me stessa, mi apro completamente al mondo. Se può servirle, mi chiamo Claudia, piacere di conoscerla.

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