Ti descrivo

Ricordo perfettamente come mi sentivo quando, alle elementari, mi chiedevano di scrivere a riguardo di un amico fidato a mia scelta. Ogni volta che la maestra di turno tirava fuori una traccia del genere, sentivo di non essere in grado di sostenere tale sfida. Per carità, io ho sempre amato scrivere ed è proprio per questo che il risultato non era male, anzi. Tuttavia, del voto a me non importava: era la traccia in sé a procurarmi tanti di quei dubbi.

Ricordo che, ad ogni inizio testo, esploravo in lungo e in largo con gli occhi l’aula alla ricerca della persona di cui parlare. Avrei voluto capire in anticipo in onore di chi avrei steso l’ennesimo lavoro scolastico. Sapete, io una mezza idea fissa ce l’avevo sempre ma provavo a cambiare di volta in volta perché non volevo sembrare banale come altri. A seguito di una lunga indagine, giungeva il momento di mettere nero su bianco le mie emozioni, provando a descrivere al meglio la persona in questione. Di chiunque io scrivessi, in fin dei conti, mi limitavo a descrivere l’aspetto fisico, qualche dettaglio caratteriale non noto ad un semplice conoscente e magari inserivo anche dei piccoli episodi divertenti che mi legavano all’altro.


Tuttavia, con il senno del poi, credo che non avrei potuto essere più superficiale di quello che sono stata allora. Per quale motivo affermo questo? Per il semplice fatto che non è il soggetto diverso a rendere il vissuto più interessante ma il legame che deriva dalla vera conoscenza dell’altra persona, che sia sempre la stessa o no, ed io ciò non l’avevo compreso. Se, in questo momento, fossi ancora alle superiori, la mia professoressa mi avrebbe detto che sto uscendo fuori traccia ma per fortuna sono alquanto libera di parlare adesso, quindi vi riporto questa mia esperienza.


Circa due settimane fa, dopo essere uscita con un mio amico, non riuscivo a non pensare ad una domanda che mi aveva posto qualche ora prima:

E’ davvero il numero degli amici a fare la differenza? Non sarebbe meglio averne pochi ma buoni?

Probabilmente la domanda in sé non risuona come nuova neanche a voi lettori ma a me, quella sera, sembrava fosse il quesito più importante del secolo. Non che non ci avessi mai riflettuto su prima ma, in questo particolare anno della mia vita, tutto mi appare sempre come nuovo. Mi spiego meglio.


Durante i mesi precedenti alla quarantena ho combinato alcuni disastri ma niente di irrimediabile ma soprattutto ho conosciuto tante persone a cui non ho dato l’importanza a cui avrei dato se fossero state solo in due o tre al massimo. Invece, durante queste ultime settimane, ho scoperto nuovi lati di me che stranamente apprezzo ma non solo: ho anche iniziato a selezionare. La selezione implica un’esclusione, delle scelte, ma non è sempre qualcosa di così negativo in quanto, decidendo su cosa contare maggiormente e su cosa invece no, si fa ordine nella propria vita, quell’ordine che ogni tanto dovremmo fare un po’ tutti. Dunque, in questo clima di cambiamento, non so mai cosa effettivamente è nuovo e cosa invece è davvero radicato nel mio cuore da tempo, percependo tutto in modo diverso, come se stessi prendendo in mano la mia vita per la prima volta. Torniamo al focus di quest’articolo: gli amici.


Paradossalmente i tanti dubbi che avevo (tra l’altro infondati) avrebbero potuti essere facilmente rimossi se avessi pensato ad un solo nome.

Come può un solo nome essere la soluzione di tutto?


Vi pongo un esempio a questo proposito. Una persona di cui vi ho parlato molteplici volte, che ormai vi sarete anche stancati di sentir nominare, mio fratello, afferma di possedere qualcosa come otto o nove migliori amici, non riuscendo a capire chi abbia più importanza nella sua vita. Non parlo solo di lui ovviamente: mi riferisco a tutte quelle persone che fanno parte di trii o quartetti di amici ormai fissi che ritengono di essere legate allo stesso modo a tutti i membri del gruppo. Non sarà un’esagerazione? Per quanto mi riguarda, di amiche ed amici stretti ne ho a decine. Fino a qualche mese fa, infatti, anch’io credevo che fossero tutti assolutamente essenziali per il mio percorso di vita ed essi lo sono ma mi sono resa conto di alcuni comportamenti che assumo in presenza di quella o di quell’altra persona, di cui ve ne cito alcuni.


Nel momento in cui ho la necessità di comunicare una bella o una brutta notizia, mi rivolgo sempre e solo ad alcuni in modo particolare. Se ho una mezz’oretta di pausa dallo studio (come questa), scelgo di trascorrere il mio tempo con una determinata persona. In caso un giorno mi tormenti qualcosa a cui non riesco a dare una risposta, contatto chi veramente può capirmi e vi assicuro che non tutti sono in grado di farlo. Altra cosa di vitale importanza: se ho la possibilità di uscire qualche oretta, mi vengono subito in mente le due o tre persone a cui chiamare per prime e l’ordine non è quello sulla rubrica telefonica, tra l’altro inutilmente piena zeppa di gente che non calcolo particolarmente tanto. Dunque, mi chiedo, come si può voler bene a più persone allo stesso identico modo?


C’è sempre qualcuno che ti fa battere il cuore diversamente dagli altri, qualcuno di cui non puoi fare a meno, qualcuno che sogni continuamente senza capirne il motivo, qualcuno di cui ti fideresti ciecamente anche se altri dovessero farti pensare male di questa persona.


Ora come ora, cosa inserirei nel mio particolare tema della vita? Prima di tutto, non parlerei assolutamente di occhi, naso, bocca, altezza, fisico e cose varie poiché questi elementi non sono assolutamente determinanti.


Accennerei ai capelli assurdamente disordinati, al modo in cui persino una sigaretta sembra straordinaria se si trova tra le mani di quella persona. Accennerei alla dannata testardaggine e allo stesso tempo ai comportamenti sbagliati ma anche al senso del rispetto, del garbo. Più che alle cose divertenti, accennerei alle discussioni avute e a come ci siamo rialzati. Accennerei ai ricordi belli e brutti, alle persone che sono andate via purtroppo o per fortuna. Accennerei al mio non saper controllare le emozioni quando prova a fare il tenero, al suo modo fraterno di placare ogni mia paranoia assurda. Accennerei alle mie mani tremolanti per aver digitato parole sulla tastiera fino alle 5 e mezza del mattino, ai suoi sbadigli interminabili di notte e al fatto che a staccare le nostre chiamate sono sempre e solo i telefoni scarichi. Vi spiegherei che dimentico di tutto ma non riesco a dimenticare una sua espressione, un suo gesto, una data che lo riguarda. Vi descriverei cosa significa per me stare bene vicino a qualcuno, sentirsi liberi di essere ciò che si è, senza limiti, senza pensare ad altro.


Parlerei al mondo di te senza vergognarmene e racconterei di come avrei voluto saperti vicino in ogni attimo della mia vita. Parlerei di come ti difenderei da qualunque ostacolo sulla tua strada, di come io invidi la gente che ha la possibilità di esserci sempre fisicamente per te ma che decide di sprecare tale occasione non si sa come.


In ogni caso, in ogni momento, se mi si chiedesse di che amico io abbia voglia di parlare, avrei già in mente il tuo nome, senza dovermi girare per cercarne altri che non siano dei tuoi cloni perché sai, sarebbe una ricerca vana e immotivata.

E tu, amato lettore, di chi parleresti senza rifletterci troppo?

THE MESS

22 risposte a "Ti descrivo"

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  1. Interessante analisi: amicizia e amore sono legati dalla medesima etimologia. Negli amici si cerca sempre qualche cosa di sé: sono come lo specchio in cui amiamo riflettere noi stessi. Quelli fidati, quelli veri, sono pochi. Questo lo credo anch’io. Magari, nelle varie fasi della vita, possono cambiare; però, al fondo, rispecchiano sempre qualche cosa di noi. Non siamo monadi, per fortuna.

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  2. Ciao! Che bellezza il tuo articolo, mi ha fatta emozionare! 😍
    Hai espresso esattamente tutto ciò che sento per la mia amica, poco tempo fa ho dedicato una lunga poesia alla mia amica, e gliel’ho fatta leggere, che emozione, mi hai fatto ricordare quel meraviglioso momento! ♥️

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  3. ma non saprei, probabilmente di un lontano ricordo di gioventù, un amico molto particolare col quale ho condiviso emozioni vere, profonde, non è più capitato con nessuna delle persone che ho frequentato. Riguardo il numero di amici, da giovane amavo dire, chiunque incontro sul mio cammino è mio amico, era una fase in cui partivo solo e socializzavo con tutti, parlavo sempre e con chiunque, cambiavo compagnie nell’arco di una stessa giornata. Negli anni ho imparato ad apprezzare altre gioie della vita, il relax, l’amore per se stessi, per quella solitudine che una volta mi sembrava un incubo, e che invece ora amo come non mai….😉

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    1. Ciao! Interessante anche questa nuova finestra sulla tua vita privata. Se non sono indiscreta, posso chiedere come mai vi siete allontanati (tu e il tuo amico)?
      Per quanto riguarda il resto, non mi dispiacerebbe se un giorno dovessi cambiare di colpo e prendere una strada simile alla tua.

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  4. Io ho più di qualche amico/a stretta al momento… Però come te alcune amicizie che ritenevo importanti sono passate… Delle persone che mi sono rimaste, due in particolare, sebbene siano molto simili per certi versi, sono molto diverse per altri, e sebbene mi accorga di volere più bene a una delle due, mi confido più facilmente con l’altra, perché non giudica, perché è in grado di vedermi dentro…

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  5. Ciò che descrivi nella scelta mi sembra vada oltre all’amicizia penso all’amore ma oltre ad avere troppi anni (ma le emozioni sono immortali) forse come uomini, magari per educazione (oggi non vedo differenze educative) rimaniamo più cerebrali. Grazie

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    1. Ciao, grazie a te per aver letto il mio articolo. Come mai ti sembra che la descrizione vada oltre l’amicizia?
      Ho una seconda domanda da porti, se per te non è un problema: in che senso “rimaniamo cerebrali”? Mi interesserebbe capire il tuo punto di vista.

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      1. l’emozioni che provi quando vedi quella particolare persona che te la fa desiderare o stare a scrivere fino al mattino mi sembra che superino l’amicizia. Ma questa mia definizione potrebbe essere cerebrale. Non so quanti anni hai e oggi il contesto educativo è totalmente diverso dal mio, ma nella nostra educazione l’uomo rimaneva meno coinvolto (forse in apparenza). Era la donna che poteva sciogliere un modo di fare e agire che poi con gli altri uomini si cercava di nascondere. Abbiamo modificato il blog in una chat….wow!

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        1. Per quanto riguarda le emozioni provate, credo che tu abbia colto in pieno: il rapporto in sé va oltre l’amicizia ma non si tratta di amore. Tante volte mi sono chiesta persino io di cosa si trattasse ma ho sempre saputo distinguere le due cose. Poi a me non piace etichettare le situazioni, quindi mi limito a dire che sto bene con l’altra persona ma, nel momento in cui la vedo, non mi immaginerei mai e poi mai di mettermici insieme o altro, anzi: ho solamente voglia di abbracciarla e non lasciarla più andare via.
          Spero di aver spiegato adeguatamente il mio punto di vista e mi auguro di non averti annoiato.
          Comunque io sono ancora una ragazza e ho solo 20 anni ma posso dirti che ormai non c’è più un comportamento che assumono solo gli uomini o solo le donne, malgrado sarebbe tutto più bello e più facile se fosse com’era tempo fa, come tu ricordi.
          (non mi dispiace affatto trasformare le mie pagine in delle chat ahahah)

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