Questa volta parlo di te

Se stai iniziando a leggere quest’articolo, preparati a tutto e prova a non giudicarmi. Pronto/a? Okay, iniziamo.

E’ complicato scrivere in un momento come questo, con le mani ancora tremolanti e gli occhi lucidi, ma ci provo.


Poco fa, mi hai dato un assaggio di quanto la tua età ormai avanzata comprometta la tua salute, se così la si può definire. Non mi hai dato un solo segno ma tanti ed io molti li ho sottovalutati, pensando che la fine fosse ancora lontana. Tuttavia, prima ti sei spento tutto d’un tratto, riacceso all’improvviso: sei impazzito. Molti mi crederanno folle nel sapere a chi io stia rivolgendo queste frasi ma non darò corda a nessuno se non al mio cuore. Parlo di te, il mio fedele compagno di vita da anni: il mio computer. Io mi affeziono praticamente ad ogni cosa che mi circonda per più di qualche giorno, eppure sei tu la cosa a cui tengo di più. Perché?


Ci sei sempre stato, in silenzio, in ogni momento. Mi ricordo quando i miei genitori decisero di regalarmi un computer in occasione della mia comunione. A quel tempo, eri il mio unico tesoro, l’unico “aggeggio tecnologico” degno della mia attenzione, malgrado possedessi già un Gameboy ed un Nintendo da anni. Nei primi mesi, non ci capivo molto di te: a malapena sapevo accenderti, creare cartelle, colorare su qualche programma tipo Paint, divertirmi con te per mezzo dei giochi senza internet. Poi, è arrivato il primo social e lì ho avuto ancor più bisogno di te, affezionandomi ai colori sullo schermo, al modo in cui ti avviavi e mi lasciavi entrare in comunicazione con il resto del mondo. Dopo ancora, è giunto il momento del mio primo brano scritto su Wordpad, qualcosa di semplice, veloce ma che ancora ricordo con tante emozioni forti. Hai subito i miei scleri di prima mattina quando dovevo stampare alla svelta la ricerca che dovevo portare a scuola da lì a poche ore, i getti di lacrime quando mi commuovevo per un film romantico, uno di quelli strappalacrime che ero solita vedere nei primi anni di adolescenza. Hai subito persino delle testate se ero arrabbiata, delle carezze quando mi rendevo conto di averti un po’ graffiato. Grazie a te sono cresciuta, a pane e scoperte sul web. Hai sopportato il linguaggio abbreviato di cui ancora mi vergogno a distanza di anni (povera lingua italiana). Ti sei sempre acceso e spento seguendo la mia routine di pari passo. Mi hai accompagnato per intere nottate con la luce che emani, senza lasciarmi andare se ero stanca ma avevo ancora la testa sui libri. Mi hai ascoltato mentre ripetevo frasi in altre lingue, hai sentito le mie bestemmie contro le persone che non ti usavano come meritavi.

Ed io credo di essere follemente attaccata a te. Non so ancora come farò a lasciarti andare. So solo che, quando accadrà, perché mi stai facendo comprendere che accadrà tra non molto, io non sarò psicologicamente pronta. Come potrò fare a meno della mia causa più grande della mia gioia, sempre davanti a me? Mi eri vicino anche quando ho cambiato casa, quando ho ricercato grazie a te su internet sintomi di ipotetiche malattie ma persino quando questa pagina su WordPress è stata aperta e lo sei tutt’ora: sei ancora tutto questo. Sappi solo che mi mancherai, da impazzire.


Ciao a tutti! Molto probabilmente, come ho scritto in precedenza, potrebbe essere etichettato come “strano” ed “esagerato” il legame che possiedo con il mio computer, questo piccolo esserino che è invecchiato tantissimo. Non so se anche voi avete qualche oggetto che, se dovesse rompersi, potrebbe rendere la vostra vita più triste. In ogni caso, io non mi vergogno affatto di essere così affezionata ad un comune “oggetto” domestico, trattandosi di un computer, e mi auguro che voi possiate apprezzare questo piccolo sfogo.

Se vi va, potete illustrarmi una vostra esperienza di vita simile alla mia, dilungandovi senza alcun limite. Siate liberi di esprimervi: io vi “ascolterò”.

Detto questo, vi saluto calorosamente e vi auguro un buon proseguimento di giornata, con la speranza di non avervi annoiato con un argomento di cui poco vi interessa. A presto!


THE MESS

35 risposte a "Questa volta parlo di te"

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  1. Ciao! 🙋 Bellissimo articolo! Mi sono commossa perché anche ora mi rivedo in te e in ciò che scrivi.
    Anch’io ho il mio oggetto tecnologico preferito, ed è il mio smartphone da dove faccio praticamente ogni cosa. È il mio compagno di vita, mi permette di mettermi in contatto con il mondo, modero il mio sito, in particolare durante il periodo della quarantena è stato preziosissimo. Scrivo, scatto le foto dei momenti da ricordare, è un piccolo scrigno di me!
    Ti capisco perfettamente! 😊

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    1. Ciao! Siamo davvero tanto simili, aiuto ahahah
      Comunque, dato che ti sei rivista nelle mie parole, puoi capirmi e credo che non sia necessario aggiungere altro, se non un “grazie” perché davvero te lo meriti per essere sempre costante e per portarmi fin troppa gioia ogni volta che mi scrivi.

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      1. 🥰🥰🥰 É un grandissimo piacere parlare con te, mi sento così felice quando leggo i tuoi articoli, mi vedo tantissimo in te, è bellissimo aver trovato un’amica come te su WordPress, ringrazio il destino che ci ha fatte incontrare!!! ☺️
        Un grande grazie a te per il tuo affetto!!! ❤️

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  2. Io non mi sono mai affezionato ad un computer o ad un apparecchio tecnologico (la tecnologia mi ha fatto troppi scherzi…), ma ho provato una sensazione simile quando ho cambiato la macchina un anno fa.
    Era l’ultima macchina guidata da mio padre e la mia prima auto, una fedele punto del ’95 che aveva fatto non so quante centinaia di migliaia di chilometri senza mai tradirci.
    Solo nell’ultimo anno aveva iniziato ad avere qualche acciacco e avevo capito che era il momento di dirle addio, ma è stato comunque molto triste…
    Quindi anche io ti capisco. 🙂

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    1. Ciao! Alle macchine non mi sono ancora affezionata, usando quella di mio padre e non essendo propriamente mia. Tuttavia, sono entusiasta che tu abbia potuto rivivere le tue emozioni leggendo il mio articolo. Ti ringrazio per aver letto e buona serata!

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  3. Anche questa volta ti capisco, ho lasciato al centro i phone il mio adorato ipad, la mia finestra con il mondo, lui che cammina con me, ho pure pagato in anticipo per evitare qualsiasi problema, niente, dovevano volerci cinque giorno e ne sono passati già il doppio, io mi sento nuda.

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  4. Anche io mi affeziono molto ai miei oggetti, e ogni volta che ho dovuto cambiare cellulare perché aveva smesso di funzionare è stata una sofferenza, anche se sapevo che quello successivo sarebbe stato di qualità di gran lunga superiore, dati i nuovi modelli usciti nel frattempo.

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    1. Io stranamente ai cellulari non mi sono mai affezionata in particolar modo: certo, li tratto abbastanza bene ma, anche se ad un certo punto si rompono, non ne soffro poi tanto.
      Grazie in ogni caso per il confronto perché mi rendo conto che tu la pensi assolutamente come me.

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  5. anch’io spesso mi sono affezionato molto ad oggetti che hanno fatto parte della mia vita, tanto che ho la casa piena di oggetti che non uso più da anni ma che non butto via per non perdere quel ricordo che conservo di loro, almeno per quello che riguarda gli oggetti più importanti, altri minori invece li ho gettati.
    Pensa conservo ancora una radio che mi fu regalata quando ero poco più che bambino, all’epoca era il primo strumento col quale ho conosciuto la musica e il meraviglioso modo delle radio. Ti parlo del mondo delle radio perché sono sempre stato molto legato a loro, un tempo facevo il dj in una radio locale, conducevo un programma al mattino col quale accompagnavo la gente al lavoro. Ero molto seguito. Ora seguo un po’ tutto ciò che riguarda il loro mondo e la musica in generale….
    Buon wek end.. 😉

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    1. Che bella esperienza quella della radio! È stato carino immaginarti qualche tempo fa e complimenti per il lavoro passato (non so cosa tu faccia ora). Per quanto riguarda gli oggetti tenuti per tanto tempo senza neanche toccarli, posso citarne un po’ ahahah
      Buonanotte e buon weekend anche a te!

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  6. Beh, interessante questo tuo sfogo, perché è – mi pare – molto comune. Ha un po’ il sapore della coperta di Linus. Nel mio piccolo ho molto a cuore il moschettone del mio portachiavi: lo comprai bambino, trentatré anni fa, l’8 giugno. Ne aveva uno simile mio fratello e mi piaceva molto. Me lo comprai da solo, con i miei risparmi, e lo tengo tuttora, come una reliquia. Non so, ci sono affezionato. mia cugina me ne regalò un altro, anche più bello, quando mi sono laureato; ma lo tengo nel cassetto, di riseva. Quello che ho sempre in tasca è come una parte di me. Forse è un ricordo banale, quello di cui ti parlo, ma per me significa qualche cosa.

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    1. Ciao, è un piacere conoscerti! Grazie per il complimento e devo dire la verità: mi stupisce la reazione positiva che avete avuto tutti voi lettori rispetto al mio articolo.
      Per quanto riguarda il moschettone, è una cosa molto tenera quella di cui hai parlato e non è per niente banale, anzi.
      Spero che tu possa leggere altri miei articoli in futuro e ti auguro un buon proseguimento di serata!

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          1. Mi piace molto la tua capacità di creare atmosfere sospese e poi di concentrare, quasi in un correlativo oggettivo, emozioni e sensazioni attraverso realtà quotidiane. La scioltezza poi rende tutto molto godibile. Non so, resti attaccato alla pagina, finché non hai finito. e questa non è dote di molti.
            Ciao e piacere pure per me di averti conosciuto!

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  7. Ti capisco benissimo! Io mi affeziono a tutto, figuriamoci al computer. Soprattutto noi “scrittori”, con il pc abbiamo un rapporto piuttosto speciale. Qualsiasi cosa ti riservi il futuro… fai un back up!

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