(non) NE VALE LA PENA

Urla nel cuore della notte, colpi improvvisi e sordi.

“Fai piano: potrebbero sentirci e faremmo una figuraccia.”

“Non piangere altrimenti peggiorerai la situazione.”

Tu continui a ripetermi frasi come queste ed altre che hanno lo stesso significato e allora io non ci provo nemmeno a schivarmi. Lascio che tu finisca di sfogarti e vada di là a borbottare per un’ulteriore decina di minuti, marcando sempre di più quanto io possa averti deluso, il mio fare schifo ed il mio non meritare niente (non niente di bello ma assolutamente niente). Prometti, e lo ripeti, di farmi male sul serio la prossima volta.

Io rimango impassibile lì dove mi hai lasciato, paurosa di compiere qualsiasi azione, pregando che tu non mi raggiunga nuovamente questa notte. I minuti passano e qualche arto lo muovo. Inizio ad indagare sul mio corpo cercando il danno che mi hai provocato questa volta e non lo trovo, allora penso che sia meglio andare a dormire perché tanto, prima di domani mattina, non emergerà nulla.

I giorni passano e guardo le mie braccia: lividi su una e graffi accumulati sull’altra, partendo dalla spalla e scendendo fin sulle mani. Qualche vecchia ferita si è riaperta e qualcun’altra, con mio sollievo, si sta richiudendo. Una lacrima percorre le mie guance e brucia ma intanto accenno un sorriso.

Guardo la mia faccia e sfioro il mio orecchio. C’è del sangue ormai secco: è meglio che io lo levi. Sulla fronte i segni dell’oggetto che mi hai lanciato contro sono spariti e anche il rigonfiamento sull’attaccatura dei capelli. Oggi però un nuovo eroe fa capolino sulla mia pelle: un lieve arrossamento sullo zigomo. Prego che non sia nulla di grave, immagino i denti da stringere nei giorni seguenti e poi mi giro dando le spalle allo specchio.

Ogni volta è così. Qualcosa posso farla ma non ha senso farla, anche perché infondo hai ragione, infondo sono io a sbagliare.

Un giorno potrei finire strozzata dalle tue stesse mani, con un colpo contundente alla nuca capace di stendermi al suolo, sfracellata sui binari di un treno o, nel migliore dei casi, su un aereo che mi porta il più lontano possibile da questa città di merda, da questa persona di merda. Se mi impegno, io posso farcela, posso salvarmi. Certo, avrei potuto pensarci prima ma l’importante è avere il coraggio di cambiare la propria situazione prima o poi, senza macchiare le proprie mani, cosa che non sarei capace di fare, o finire sotto il terreno in un cimitero.

Qualche consiglio per te, lettore/lettrice del mio cuore:

  1. Non preoccuparti per quanto ho scritto perché non si tratta di un racconto autobiografico bensì di un insieme di situazioni che ho udito e per cui ho provato a fornire un aiuto nel mio piccolo.
  2. Non permettere a nessuno che ti urli contro: persino una parola di troppo o una voce più grossa del solito dovrebbe farti scattare il campanello d’allarme.
  3. Non sentirti mai in difetto, in colpa. Per nessun motivo al mondo.
  4. Non credere al suo pentimento, chiunque egli o ella sia.
  5. Al primo attacco fisico, parla subito con qualcuno e, se necessario, rivolgiti a numeri telefonici specializzati.
  6. Non commettere atti dolosi che mettano in pericolo l’altra persona: non diventare anche tu marcia/o dentro come vorrebbe lui/lei.
  7. Non aver paura di mostrare le ferite, sia dinanzi al carnefice che al resto del mondo.
  8. Non rimanere impassibile in attesa della “prossima volta” bensì domandati come evitare che ci sia.
  9. Se ci sono altre persone che potrebbero subire i tuoi stessi attacchi, capisci come difenderle e quale sia il modo migliore per tenerle al corrente di tutto.
  10. Abbi fiducia in te stesso/a. Potresti pensare di non valere abbastanza ma sicuramente commetti un errore se ragioni in tal modo, sia perché nella maggior parte dei casi ti hanno manipolato facendoti credere che ciò sia vero sia perché magari non l’hai ancora trovato ma tu ce l’hai il coraggio di compiere le giuste azioni.

Ciao! Sono ritornata con questo breve articolo dopo qualche mese, sperando che tu possa apprezzarne il contenuto. Era da tanti giorni che queste parole mi frastornavano, tanto da farmi avvertire il bisogno di metterle nero su bianco.

Come sempre, sarò disponibile a qualsiasi tua richiesta e leggerò tutti i commenti, che siano parole di approvazione o critiche costruttive. Potrei non rispondere velocemente dunque, a questo proposito, mi scuso in anticipo.

Inoltre ti ricordo che nella sezione “sono qui” di questo blog puoi trovare il mio indirizzo di posta elettronica e il collegamento diretto alla mia pagina Instagram.

Ti abbraccio forte, a presto!

THE MESS

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9 risposte a "(non) NE VALE LA PENA"

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  1. Bello.

    1 spunto, usare la 1 sing per questo genere e’ inusuale. sconsigliato
    2 molto toccante, ricorda susan vega, My name is Luka
    3 bene i consigli, magari piu soft e indiretti sarebbero piu efficaci
    4 si sente ancora l’influenza di un certo percorso di crescita, sono certo che continuando ad imparare dai feedbacks i tuoi testi un giorno saranno pienamente maturi.

    Brava!

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    1. Ciao! Ti ringrazio per questi consigli: cercherò di farne tesoro il più possibile. Quanto alla prima persona, in particolar modo, pensavo potesse essere più efficace un avvicinamento al lettore ma ho colto ciò che mi hai scritto. Davvero grazie per l’apprezzamento; continuerò a migliorarmi!

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  2. onorato. la prima persona nel dialogo si, anche con se stessa, ma poi una voce che racconta esterna aiuterebbe a ridefinire il quadro.
    Non chiamarli “consigli” sembra tu voglia metterti in cattedra, cosa che non e’, ma le indicazioni che dai sono importanti per le donne che possono trovarsi in quella situazione. In quella condizione non accetterebbero “consigli”…
    😉

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  3. i lividi sulla pelle piano piano scompaiono …ma le cicatrici su un cuore ferito non se ne andranno mai …. e ogni volta che ci fideremo di un uomo di una donna….. bruceranno … come per metterci in allerta…. ma non servirà a nulla

    Piace a 1 persona

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