Facciamo un gioco

Stamattina ho distrutto in mille pezzi il tavolino di cristallo, presenza fissa da anni nel corridoio di casa. Mamma mi sta ancora urlando contro, più che per il tavolo perché è abbastanza preoccupata per me, non osando immaginare cosa mi sarebbe successo se qualche pezzo di cristallo mi fosse caduto abbastanza vicino da ferirmi. Tuttavia io giro ancora per casa, conciata come se dovessi andare ad una festa a breve, con le mie adorate treccine ai due lati della mia testa. Afferro continuamente il passeggino in cui ho infilato l’ultima bambola ricevuta al compleanno e le faccio fare il giro delle stanze: un bel tour tutto sommato, anche se Carlotta, la mia bambola del cuore, non dev’essere proprio entusiasta per il mal di mare che le ho provocato sballottolandola a destra e a manca. Dunque mi fermo, poso l’abitacolo e mi metto ai fornelli, in quella cucina alta quasi quanto me, armata di attrezzi in plastica fortunatamente molto leggeri. Dopo poco torno indietro, vado in cucina, abbraccio la mia mamma e cerco di imitarla facendo nemmeno io so cosa. Lei mi ha annunciato che di qui a poco ritornerà papà a casa ed io l’attendo con ansia perché con lui potrò giocare a Cappuccetto e il lupo, adornando il mio capo con uno strofinaccio verde e bianco che recupero sempre dal terzo cassetto. Con la mia mente spazio fino a stasera, a quando andrò in villa, dove giocherò con altri bambini come me, spinta da papà sull’altalena, lamentandomi solo alla fine della serata delle pietroline che mi sono entrate nelle scarpe. Infine, dopo una lunga e “faticosa” giornata, mi lascerò cullare dalla dolce voce di mia madre che mi legge l’ennesima fiaba, che conosco così bene da riuscire a ricordare ogni singola battuta dei personaggi ma fin troppo affezionata alla storia da potermene separare, fosse anche solo per una sera.

Sono trascorsi parecchi anni da quei momenti; le cose sono così diverse ormai ma non del tutto. Se c’è qualcosa che non è cambiata affatto è la mia voglia di mettermi in gioco: non tanto per divertirmi quanto per mettermi alla prova, sfidando a ritmi sostenuti le mie capacità, superando a poco a poco i miei limiti. È giunto il momento del mio primo bacio, della prima carezza approfondita, delle prime cadute di stato d’animo, delle prime sofferenze, dei primi veri rapporti d’amicizia, delle prime responsabilità, dei primi risultati realmente significativi. Eppure, per quanto io abbia quasi ventun’anni non mi sento per niente cresciuta, anzi. Talvolta mi capita di fare zapping e di trovare per puro caso qualche vecchio cartone animato e mi diverto come se fossi ancora in prima elementare, decisa a non andare all’asilo senza aver terminato la visione dell’episodio mattutino di Heidi. Era così dannatamente perfetta la vita quando riguardavo le cassette dei classici Disney più volte al giorno senza mai stancarmi, mentre ora alla seconda visione di un film già inizio a sbuffare, almeno che non si tratti di Harry Potter: a quello non riuscirei mai a fare a meno. Era confortante scaricare la colpa sul mio fratellino che non sapeva difendersi autonomamente, fargli degli scherzi di cattivo gusto e poi tornare a svolgere le mie faccende di “vitale” importanza, come infatuarmi di Matias de Il mondo di Patty. Ricordo che per giorni non feci che scrivere quando mi fu affidato un quaderno spessissimo con il lucchetto: il mio diario segreto, su cui raccontai ad un lettore ipotetico tutti i drammi che una bambina di dieci anni riteneva di avere. Mi lamentavo dell’esclusione, di quanto fosse terribile non essere invitati alle festicciole dei miei compagni di classe, di come mi sentissi diversa, troppo magra, non troppo astuta e immensamente stupida data la mia generosità infinita, che veniva ricambiata dalla gente che mi porgeva il Big Jim che avevo affidato loro con la testa mozzata e in bella vista, senza un minimo di compassione e di rispetto. Poi sono cresciuta ancora e ancora e ho pensato che il mio cuore dovesse appartenere ad Harry Styles di cui, come citano i Pinguini Tattici Nucleari in “Scrivile Scemo”, baciavo il volto ovunque egli apparisse. Dopo ancora ho iniziato a compiere scelte sbagliate benché fossi solo alle medie, a scoprire cosa fosse la violenza, a parlare con gente dall’altra parte dell’Italia, dall’alto dei miei tredici anni, con un telefono Android con pochissime funzionalità di cui io andavo più che fiera, custodendolo come se fosse il mio piccolo tesoro, tesoro che poi feci letteralmente esplodere non sapendo ancora gestire una memoria interna così limitata. Mi iscrissi sul primo social, Twitter, su cui trascorrevo la maggior parte delle mie serate in attesa di una risposta da celebrità che non erano al corrente di chi fossi. Eppure, non si sa perché, io ci speravo. Speravo in un mondo migliore, credevo fermamente che tutti fossero perfetti a modo loro, perdonavo ogni tipo di offesa, non mi vergognavo del mio modo di pensare.

Come mai adesso non m’imbatto più in situazioni di quel tipo, non illudendomi più di trovare la cura a tutto, non riponendo più fiducia nei poteri alti in ogni momento? La risposta a queste domande è molto più semplice di quanto non possa sembrare: vedo il mondo oggettivamente. Sono una persona speciale ma non nell’accezione di speciale presente nel cervello di Donald Trump, assolutamente no. Non acida, non senza scrupoli ma sincera. Non altezzosa, non portatrice di brutte notizie ma colta. Non perditempo, non donna dai mille regali ma altruista. Non triste, non attrice ma empatica. Non fissata, non secchiona ma persona che vuole accrescere il proprio bagaglio culturale.

Cos’ho imparato negli ultimi tempi? A non soffermarmi sulle prime due espressioni di ognuna di queste frasi nominali ma piuttosto a vantarmi della terza perché, credetemi, se c’è qualcosa in cui eccellete, dovete mostrarlo assolutamente al mondo: ne avete tutto il diritto. Non tenete chiusi a chiave in uno stanzino i vostri talenti ma sfruttateli, realizzate i vostri sogni. Potrà essere complicato, impegnativo ma vi sentirete meglio con voi stessi in un battibaleno. Come dico sempre a tutti: se in primis non si sta bene con se stessi, come si può stare bene con gli altri?

Vi lascio con questa domanda, in attesa di vostri pareri. Perdonatemi se vi ho dovuto rigettare con la forza nel lontano 2009 ma non c’era alternativa. Non posso essere completamente me stessa, non posso parlare con voi, darvi dei consigli e riceverne, se prima non vi parlo di me, di chi sono stata e di chi ho intenzione di essere.

Sperando di non avervi annoiato profondamente, vi lascio un bacio sulla fronte e scappo via. È stato un piacere anche questa volta.

THE MESS

39 risposte a "Facciamo un gioco"

Add yours

  1. “Sperando di non avervi annoiato profondamente, vi lascio un bacio sulla fronte e scappo via. È stato un piacere anche questa volta.”
    Non dovevi essere più sintetica, tu, nel 2021? Partiamo proprio male… 🤦‍♂️

    E comunque non credo tu veda il mondo oggettivamente, cioè: se ci riesci sei davvero avanti, ma è davvero difficile non farsi “distrarre” da certe situazioni e personali filtri.
    A presto… ma solo se sarai meno prolissa, altrimenti ti abbandono in autostrada

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    1. Ciaoo! Avevo iniziato a scrivere imponendomi di non esagerare ma poi cos’ho fatto? Il contrario. Aggiungi qui, aggiungi lì e ti ritrovi le pagine scritte da cima a fondo e ti dispiace cancellare ahah
      Speriamo in un “a presto” allora e non in un “addio” diamine ;(

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  2. Mi piace leggerti e leggere i ricordi d’infanzia… Per rispondere alla tua domanda, si bisogna prima imparare a stare bene con se stessi, però attenzione perché si può rischiare di non voler più stare con gli altri… È un equilibrio sottile

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      1. Ero giovane, innanzitutto 😂 È stato il mio ultimo anno di liceo, l’anno in cui mi sono innamorata per la prima volta (anche se poi è finita male malissimo, haha)… Insomma, è stato un anno importante 😊

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  3. Credo che hai descritto talmente bene che avrei continuato a leggere e mentre leggevo pensavo ha 21 anni ma che bella consapevolezza ha di ciò che la circonda. Certo ora sei tu che puoi fermare il dvd e sentire che qualcosa non basta. Mi pare che hai un’ottima base però l’altezza ancora crescerà un po’. Forse importante non chiudere dicendo che il disegno è terminato, oggi questa geometria non vale più! Ciao

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    1. Che gentile che sei, grazie mille davvero!
      Bellissima la visione del dvd: è proprio così adesso.
      Crescerà sicuramente l’altezza o meglio, speriamo cresca.
      In ogni caso non è terminato niente, anzi. Io torno sempre a parlare della mia vita. Sarebbe stato triste parlarne solo in un articolo no?

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