HIV e AIDS, quanto ne sai?

Benché non sia più una condanna a morte come in passato (un esempio è rappresentato da Freddie Mercury), si è lontani dal combattere il virus dell’HIV, a cominciare dall’informazione. È proprio ciò a cui mira questo articolo, cosa sappiamo rispetto a questo virus e come possiamo contrastarlo?

Ma prima di tutto: Cos’è l’AIDS? E L’HIV?

La Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, nota anche come AIDS (Acquired Immuno Deficiency Syndrome), rappresenta lo studio clinico terminale dell’infezione causata dal virus dell’immunodeficienza umana, detto HIV (Human Immunodeficiency Virus).

L’HIV è un virus ad RNA appartenente alla famiglia dei retrovirus, essa è dotata di un meccanismo replicativo che gli permette di trasformare il proprio patrimonio genetico a RNA in un doppio filamento a DNA, tutto ciò attraverso l’utilizzo di un enzima detto trascrittasi inversa o retrotrascrittasi. Trasformato il proprio patrimonio genetico, si inserisce nel DNA della cellula bersaglio e produce nuove particelle virali. Le principali cellule attaccate sono i Linfociti T di tipo CD4, fondamentali nella risposta immunitaria contro diversi tipi di agenti patogeni e oncogeni. In altre parole l’infezione da HIV porta ad un indebolimento progressivo del sistema immunitario (immunodepressione) e in questa maniera aumenta il rischio di tumori e di infezioni da parte di virus, batteri, protozoi e funghi.

Come sapere se si è contratto il virus, e quindi se si è sieropositivi? Unico modo per diagnosticare l’infezione da HIV è attraverso il test ELISA (Enzime-Linked Immunosorbent Assay). Si tratta di un metodo d’analisi immunologica usato in biochimica per rilevare la presenza di una sostanza usando uno o più anticorpi, ad uno dei quali è legato un enzima. Questo tipo di test, come nel suddetto caso dell’infezione da HIV, è anche usato per accertare la presenza di anticorpi contro un determinato antigene nel plasma sanguigno di un paziente per accertarsi che c’è stata esposizione al patogeno. A questo punto si può procedere all’analisi di due diversi tipi di test:

  • Test combinati: ricercano gli anticorpi anti-HIV e parti di virus (come l’antigene p24)
  • Test che ricercano solamente gli anticorpi anti-HIV

È importante sapere che il periodo che l’organismo impiega a sviluppare gli anticorpi (periodo finestra) può variare da qualche settimana fino a 90 giorni dopo che si è venuti a contatto con il virus. Come conseguenza in questo periodo l’individuo può risultare negativo al test, ma aver contratto l’infezione e trasmetterla agli altri, quindi l’esito del test si considera definitivo se sono trascorsi 4/6 settimane (test combinati) o tre mesi (test che ricercano solo gli anticorpi anti-HIV)

Come si trasmette?

L’Hiv si può trasmettere in tre modi differenti:

  • Per via ematica: trasmissione attraverso trasfusioni di sangue infetto o scambio di siringhe infette. Prima degli anni ’90, e quindi prima dell’introduzione delle pratiche volte ad evitare questo tipo di contagio, praticamente eliminato, diverse persone contraevano il virus tramite trasfusione di sangue. Questo tipo di trasmissione rappresenta ancora oggi un principale pericolo per le persone dedite all’uso di droghe per via iniettiva. Altre modalità di contagio sono gli aghi usati e non sterilizzati, per questo motivo diventa indispensabile l’utilizzo di aghi sterili monouso anche per le pratiche di agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing.
  • Per trasmissione verticale: trasmissione diretta madre-figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento. Il rischio per una donna sieropositiva di trasmettere il virus al neonato è circa del 20%, ma si può abbassare al 2% somministrando un farmaco antivirale (Zidovudina) alla madre durante la gravidanza e al neonato nelle prime settimane di vita.
  • Per via sessuale: trasmissione tramite rapporti sessuali (sia di eterosessuali che omosessuali) non protetti da preservativo. Avviene attraverso il contatto di liquidi biologici infetti (secrezioni vaginali, liquidi pre-eiaculatori, sperma e sangue) e le mucose (anche se apparentemente integre). Secondo i dati del Ministero della Salute nel 2018 in Italia l’80,2% dei casi è dovuto a rapporti sessuali non protetti (eterosessuali 41,2%; maschi che fanno sesso con maschi-MSM 39,0%). Per quanto riguarda i giovanissimi, invece, i dati emersi dal progetto scuole EDUCAIDS di LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) Cagliari, su 3389 studenti di istituti superiori della provincia di età compresa tra i 16 e i 18 anni il 74,4% dei ragazzi sessualmente attivi non usa il profilattico o non lo usa costantemente.

Contrariamente il virus non si trasmette attraverso:

  • Strette di mano, abbracci o vestiti
  • Baci, saliva, morsi, graffi, tosse, lacrime, sudore, muco, urina o feci
  • Bicchieri, posate, sanitari, asciugamani o lenzuola
  • Punture di zanzara

È possibile prevenire l’infezione?

Le precauzioni da tenere a mente sono poche e indispensabili. In primo luogo è consigliato evitare l’uso in comune di siringhe, aghi e altri materiali usati per l’iniezione di sostanze, inoltre si consiglia di sottoporsi a iniezioni, agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing solo quando gli aghi usati sono monouso e sterilizzati. Risulta fondamentale ricordare che nei Paesi europei le trasfusioni di sangue, i trapianti d’organo e l’inseminazione artificiale sono sottoposti a screening e a controlli per escludere la presenza di HIV. Si consigliano inoltre, per evitare un contagio per via sessuale (rapporti vaginali, orogenitali o anali), rapporti sessuali prettamente monogamici e, specialmente se si compiono rapporti di tipo occasionale, utilizzare sempre il preservativo, il cui utilizzo corretto è l’unico reale “scudo” per difendersi dall’HIV.

Come cambia la vita di un individuo sieropositivo? Come funziona la cura?

Zidovudina

Oggi una persona a cui venga diagnosticata l’infezione da HIV in fase prematura e che risponda bene alla terapia può aspettarsi di vivere quasi normalmente. Contrariamente, con una diagnosi tardiva aumentano le possibilità di una vita precaria e di morire precocemente. Per quanto riguarda la cura, non ne esiste una in grado di eradicare il virus, ma la ricerca scientifica ha introdotto negli anni farmaci che permettono di vivere, come si è già detto, una vita normale e capaci di ridurre al minimo i contagi. Nel 1987 fu introdotto il primo farmaco antiretrovirale, l’Azt (Zidovudina), successivamente 10 anni più tardi sono stati introdotti gli inibitori della proteasi, capaci di ostacolare l’enzima virale necessario per la produzione del rivestimento esterno del virus. Negli ultimi anni, invece, sono stati introdotti:

  • Gli inibitori della fusione: bloccano l’ingresso dell’HIV nella cellula, inibendo di conseguenza anche la penetrazione del genoma virale nella cellula bersaglio.
  • Gli inibitori della integrasi: inibiscono la penetrazione del genoma virale nel DNA della cellula attaccata.
  • Gli inibitori del Ccr5: inibiscono il recettore Ccr5 della cellula bersaglio, facendo ciò il virus HIV non riesce ad entrare nella cellula.

Dato che l’HIV tende a modificarsi, sono assolutamente necessarie la continua ricerca di nuovi farmaci e la somministrazione di più farmaci retrovirali insieme (terapia combinata, solitamente la terapia Haart, Higly Active Anti-Retroviral Therapy).

In questa lotta contro il virus diverse persone di fama mondiale si sono schierate a favore della ricerca, fra queste Elton John, il quale oltre a raccontare il dramma dell’AIDS in The Last Song, ha creato una fondazone per finanziare la ricerca e la prevenzione (Elton John AIDS Foundation). Poi si possono fare gli esempi di Madonna, impegnata da tempo in questa battaglia, o Rihanna, che con i suoi cosmetici ha raccolto 50 milioni di dollari per il Mac AIDS Fund. Insomma, le iniziative sono tante e l’ONU giudica possibile e praticabile la sconfitta dell’HIV, purché si adottino tutte le necessarie politiche di prevenzione e contrasto al virus. Noi, invece, cosa abbiamo intenzione di fare?

-Loki

8 risposte a "HIV e AIDS, quanto ne sai?"

Add yours

  1. è sempre utile parlarne, troppo spesso i giovani sembrano dimenticare le precauzioni basilari, convinti che ormai il problema appartenga al passato, solo perché negli ultimi anni se ne parla meno. Hai fatto bene a proporre questo post proprio nella giornata dedicata a questa piaga sociale… 😉

    Piace a 1 persona

    1. Grazie a tutti voi lettori che lo leggete, sogno un mondo dove non ci si dimentichi di un problema solo perché ne è presente un altro attualmente, nel frattempo cerco di sensibilizzare un po’ tutti su determinati argomenti. Grazie del suo commento 🙂

      "Mi piace"

  2. Io che sono nato agli inizi degli anni ’80 ho assistito all’inizion del problema HIV e ricordo bene come alle medie venivamo messi in guardia da questo pericolo che, allora, conduceva inevitabilmente alla morte.
    Hai fatto benissimo a parlarne, perché mi rendo conto che i giovanissimi di oggi, che sono forse i più a rischio di esposizione al contagio, sanno poco o nulla di questo virus.
    Complimenti!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: