La mia fobia

Si è soliti pensare al concetto di “paura” collegandolo a qualcosa di concreto, di materiale, almeno per quello che posso testimoniare di aver sentito fuoriuscire dalla bocca di alcuni miei conoscenti, in risposta alla consueta domanda:
“E tu che paure possiedi?”.
Per quanto mi riguarda, le paure materiali non mi sfiorano minimamente. Non sono intimorita dal buio, da strane creature, dai luoghi aperti o chiusi, non ho paura dell’altezza né dei clown, tanto per citare alcune fobie comuni. Prima di tutto, è essenziale distinguere i due termini, “fobia” e “paura”, che spesso vengono confusi. In breve, da quanto ne so io, le fobie sono uno sviluppo eccessivo ed incontrollabile delle paure nel corso del tempo. Però ora torniamo a me.
A volte, mi sono sentita talmente sciocca per aver sottovalutato alcune fobie possedute dalla gente perché, insomma, come possono delle cose del genere spaventare a morte qualcuno? Ecco, in quelle circostanze ho commesso un errore gravissimo, avendo ridotto il valore delle sofferenze altrui. Inoltre, potrei raccontarvi anche di quando, dopo essermi fatta un esame di coscienza di cui a breve vi svelerò il risultato, ho desiderato di essere terrorizzata da una qualsiasi delle fobie su menzionate piuttosto che dalla mia. So cosa vi sta frullando in testa: mi sto contraddicendo. In realtà, non è così dal momento che non sono stata completamente sincera con voi ma rimedio alla svelta.
Io ho una gigantesca paura, una che mi pervade i sensi, attanagliandomi giorno per giorno. La mia sofferenza è causata dalla paura di rimanere da sola. Qualcuno di voi potrebbe sussurrarmi: “Vedi allora che ce l’hai anche tu una paura basata su qualcosa di materiale (non saprei come altro definirla, perdonate le parole reiterate)?” Vi chiarisco subito il punto, se vi stesse domandando fino a che punto io stanotte stia delirando.
Il concetto di solitudine, per come lo vedo io, va molto al di là della mancanza di persone al proprio fianco, intendendo chiaramente la presenza di gente nel luogo in cui ci si trova. Il problema non è affatto questo e ho avuto modo di comprenderlo già in tenera età, quando i miei spesso e volentieri mi lasciavano sola a casa per andare a fare delle compere, per lavoro o quando tornavano più tardi di me da un’uscita serale, anche se in quest’ultimo caso ero decisamente cresciuta rispetto alla mia versione da bambina adorabile con le treccine. Sto ancora divagando, diamine, mi placo all’istante.
Ribadisco la mia posizione affermando che posso anche restare in un dato posto per ore senza la compagnia fisica degli altri ma in momenti come questi sono più felice che mai, con la calma totale che mi circonda, sapendo che di persone presenti nella mia vita ce ne sono tante, con cui per fortuna posso essere in contatto ma non procede sempre tutto in questa direzione, anzi.
La mia paura prende il sopravvento nel preciso istante in cui incomincio a discutere con qualcuno e non parlo di un normale litigio che si potrebbe risolvere in qualche minuto contato sulle dita delle mani. Mi riferisco agli scontri seri, a quelli in cui sono consapevole già dal principio che ne uscirò sconfitta per l’ennesima volta, senza volerlo ammettere visto l’enorme orgoglio che possiedo mio malgrado.
Il mio corpo inizia a tremare incredibilmente quando percepisco a pelle che la persona in questione non tornerà indietro, non mi richiamerà, non ripenserà a me, perlomeno non più in modo positivo. Certo, non posso essere convinta di nulla dal momento che sono una fan della corrente di pensiero del “mai dire mai”. Tuttavia, ci sono situazioni che non posso cambiare, alcune in cui quel “mai” resterà tale, pur sforzandomi con tutta me stessa per modificarlo almeno in un “forse”. Probabilmente l’avete già capito ma sono quel tipo di persona che, dopo un errore, tende a scusarsi, anche più volte (ma senza esagerare) se si tratta di qualcosa di grosso.
Il succo di tutto il discorso è: la distanza mentale, ancor più di quella fisica, mi distrugge ed è un male.
Quando perdo definitivamente qualcuno che è stato importante per anni, la suddetta fobia mi immobilizza, mi rende fredda (e non a livello di temperatura corporea), quasi priva di emozioni positive. Ci sono persone che ormai sono abituate a queste situazioni e che hanno quindi imparato a controllare i miei livelli di ansia, con l’intento di evitare il secondo male (gli attacchi di panico). Nonostante io apprezzi loro, non basta, perché momentaneamente sembra che io stia meglio ma poi, quando torno ad essere da sola e questa volta in un luogo fisico, non c’è rimedio alle lacrime che scorrono sul mio volto e al senso di colpa che provo, talvolta immotivato in quanto, com’è giusto che sia, non sono sempre io a commettere errori madornali. Quei momenti bui però mi fanno pensare alla futura me, facendomi proiettare in un ipotetico mondo in cui non ho nient’altro che me stessa e vi giuro, quell’universo mi appare come reale. E mentre cerco di cancellare quelle immagini surreali dalla mia mente, non mi do pace, non riesco mai a darmi pace, nemmeno dopo anni.
Vorrei solo poter prevedere un “addio” in modo mettermi all’opera preventivamente ma non ho ancora nel mio equipaggiamento dei poteri sovrannaturali, se non durante le sessioni di D&D, quindi mi sa che mi tocca adeguarmi.
Sapete, se avessi la fobia di qualche strano animale, tutto ciò non accadrebbe perché me ne farei una ragione: ovviamente la paura sarebbe comunque troppa ma, nel quotidiano, dovrei solo evitare quella determinata creatura e altrettanto vale con qualunque tipo di fobia “materiale”, senza sminuire niente e nessuno. Invece no, come sempre, il mio cervello e il mio cuore mi sottopongono a sfide complesse, di cui nessuno ha la chiave. Potrei benissimo andare ad informarmi, come sono solita fare con tutto il resto, a questo proposito ma non lo faccio poiché so che mi ci fisserei ancor più. Non ho idea di come poter scendere a patti con me stessa per alleggerire questo grosso fardello, che è più grande di quanto sembri, ma sono disposta ad attendere, continuando a sperare nel nulla cosmico per il momento ma sempre meglio di niente no?
Bene, per quanto io voglia restituirvi un’immagine dettagliata di questa mia fobia, non riesco a farlo e dovete scusarmi davvero tanto per questo. Spero vivamente di non avervi annoiato a morte e, se vi va, potete sfogarvi con me, comunicandomi se possedete qualche paura o fobia. Sappiate che vi ascolto: sono qui per voi, in tal caso ne abbiate bisogno, e mi riferisco a qualunque tipo di richiesta. Io non vi conosco ma vi voglio un gran bene, per il semplice fatto che mi abbiate dedicato del tempo, tempo che avreste potuto utilizzare in modo completamente differente. Vi saluto calorosamente, alla prossima! (e buonanotte a me)

THE MESS

57 risposte a "La mia fobia"

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  1. A me pare di aver capito che, già nel momento in cui sta succedendo, provi un gran senso di colpa per l’allonatamento che provochi (perché ti senti tu la responsabile dell’accaduto) e quindi poi sviluppi questa emozione portandola alle estreme conseguenze. Potresti semplicemente provare a essere più indulgente con te stessa, perché sono convinto che con gli altri tu lo sei. 🙂

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                    1. No, vai tranquilla: quelli sono poca roba. E’ live che dopo un po’ ci si spazientisce, soprattutto se sono in modalità rompibolas! 😀

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                    2. Bene, rompiscatole del gruppo, abbiamo in comune questa modalità. Pensa che una settimana fa delle mie amiche mi dissero che si sentiva la mia mancanza durante un’uscita perché erano rimaste tutte calme e tranquille senza battutine ironiche o attacchi della rompiscatole in questione ahahah

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  2. Forse più che di paura della solitudine, se non ho capito male, è il senso del distacco definitivo che genera inquietudine. Questo stato d’animo ha in sé una componente di fragilità che è comune – penso – a tutti, per es. quando viene a mancare una persona cui si tiene molto. Occorre elaborare il lutto, se così si può chiamare pure in casi come questo.

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  3. Penso che la tua paura sia più diffusa di quanto tu possa credere, tanti la mascherano magari meglio.
    Non ti conosco e non so se esiste una ricetta per curare questo stato – e se ne venissi a conoscenza, ti pregherei di condividerla – quindi non ti darò consigli in preda alla retorica, sappi però che nella vita è importante imparare anche a lasciare andare, per quanto possa essere destabilizzante.
    Tieni ciò che di buono ti ha portato quel momento e non forzare troppo la mano, potrebbe rendere tutto molto più leggero.

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    1. Ciao, ti ringrazio per la sincerità, per non avermi dato qualche dritta di non avevi neanche tu contezza. Se mai scoprirò la “cura” a questa situazione, la sbandiererò ai quattro venti senz’altro. Inoltre, tu mi hai detto che può servire lasciar andare ed io ci ho provato, riuscendoci, ma mi sono sentita in colpa persino per questo.

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      1. Il tuo sentirti in colpa penso sia sintomo di una certa sensibilità e questa non la si può lasciare indietro. È dura pensare ad un sano egoismo se non fa parte della propria indole ma -a volte- serve a sopravvivere.

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          1. Dopo tutte le fasi involutive ho finalmente toccato il fondo e sono entrato nella fase del ‘lavora su te stesso’, scoprendo un cantiere enorme e infinito.
            Sto imparando tante cose su di me e su come approcciarmi in maniera sana e costruttiva alla vita e agli altri, ho trovato fortuna nei consigli e nella vicinanza di alcune persone. Mi faccio domande – forse troppe – e cerco di essere obbiettivo nelle risposte. Voglio essere un pochino meno autocritico e mai cattivo, piuttosto giusto e corretto, in primis con me stesso.
            È un percorso difficile e lungo e bisogna essere disposti a riconoscere e cambiare ciò che non ci fa stare bene.
            È dura ma penso possa ripagare.

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  4. Ciaooo! 🙋
    Mi rivedo tantissimo nelle tue parole, anch’io ho una fobia fortissima, ho paura dell’abbandono…ho paura di essere messa da parte senza motivo dalle persone a cui mi affeziono…
    Tendo ad affezionarmi totalmente e forse anche troppo al prossimo e la paura di essere trascurata in quel momento si fa sentire, mi è successo tante volte di voler bene qualcuno e poi di essere lasciata da parte senza una ragione da alcuni miei amici in passato, e ora ogni volta che faccio amicizia ho paura…so che è strano forse sono io troppo sentimentale e troppo fragile… 😣

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    1. Ciaooo! E’ assurdo essere così simile a te (in senso positivo ovviamente). Non sentirti affatto fuori luogo perché io sono nella tua stessa situazione. Posso solo dirti che talvolta è meglio essere fragili piuttosto che forti e insensibili.
      Detto questo, mi ha fatto molto piacere sentirti! Era da tanto che non parlavamo!

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          1. Buongiorno, buona domenica!!! 🙋😘🥰
            Ultimamente sono più serena 😃, da quando è finita la quarantena mi sento più tranquilla, ho rivisto mia zia e mia sorella dopo mesi e la loro visita mi ha dato una botta di felicità immensa! 🥰

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  5. sono di corsa ma questo post mi piace molto quindi ci tornerò sicuramente, intanto però c’è una cosa che sento in modo importante che ci tenevo a sottolineare “avendo ridotto il valore delle sofferenze altrui” ti fa grande onore avere raggiunto questa consapevolezza secondo me..

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      1. allora, argomento molto complesso però quello che mi sento di dire è che di fatto il congelamento di una situazione, condizione, considerazione di un istante verso il per sempre è una tendenza umana che per quanto possa essere confermata con i fatti da molti casi può essere anche smentita probabilmente dallo stesso numero di casi in senso opposto. Il bisogno di definire oggi una parte di futuro che non cambierà mai, una solida certezza strutturale sulla quale basare poi tutte le nostre diramazioni future è tanto indispensabile quando illusoria. Nessuno di noi sa cosa succederà domani a se stesso e a tutte le persone che lo circondano, ci piace pensare di poterlo sapere o di avere enormi possibilità di stimarlo cosa che per altro solitamente riesce anche abbastanza bene ma di fatto è un illusione confermata dal modo in cui l’essere umano riconosce il tempo. La paura che hai descritto nasce da una forma di bisogno di esigenza che senti di avere, io non so come tu possa combattere o sconfiggere questa paura e non sono in grado di dare consigli, però ci tenevo a portarti ad ogni modo il mio punto di vista perchè forse all’origine della stessa potrebbe essere semplicemente un interpretazione.. io ad esempio mi sono chiesto molte: è possibile che le persone importanti che ho incontrato nella vita e che ora per qualsiasi ragione non sento più abbiano davvero eliminato quello che è stato?? è possibile che io inconsapevolmente sia quello che ha abbandonato qualcuno che mi riteneva importante?? ma sopratutto, ho davvero mai abbandonato qualcuno con cui ho condiviso una parte della storia?

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        1. Alcune delle domande che ti sei posto tu sono le stesse a cui non riesco a dare mai una vera risposta. Se c’è una cosa di cui hai ragione in particolar modo, è il fatto che spesso si sopravvalutino alcune persone o ci si illude che la loro presenza nella nostra vita possa essere “definitiva”.
          Ho riflettuto molto anche sulla tua ultima domanda e non saprei, davvero. Non so mai fino a che punto sono io a lasciar andare le persone o sono loro a lasciar andare me, dopo una discussione intendo.
          Ti ringrazio ancora e buon proseguimento di giornata 😉

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          1. Sai cosa mi piace un sacco di quello che hai scritto… che non hai risposte alle domande che ho fatto… non le ho nemmeno io.. e chi invece le ha mi fa paura… io non sono nessuno però credo che la vita sia un percorso in continua evoluzione e la risposta è qualcosa che determina una sorta di staticità… siamo esseri in ricerca soggetti a variabili infinite… come si fa ad avere risposte certe??

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            1. Quante cose vere hai detto! Io non sopporto chi crede di avere le risposte a tutte le domande, anche perché sono sempre vacillanti: le si può contestare in poco tempo, assurdo.
              (Quando ho letto l’inizio del tuo commento pensavo fosse qualcosa di negativo non aver risposto alle tue domande e per fortuna poi mi hai rassicurato, confermando di pensarla come me)

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  6. secondo me molte paure, tipo la tua, si superano con gli anni. Col tempo ci si costruisce una sorta di corazza, si impara a vivere al meglio con se stessi, a quel punto la dipendenza dagli altri viene meno, quindi anche nella solitudine troviamo quella gioia di vivere che neppure prima avevamo. A me è successo così, una volta ero sempre alla ricerca di persone con le quali socializzare, ora faccio i miei viaggi, le mie vacanze, rigorosamente da solo, e ti posso assicurare che ci sono momento in cui sto meglio ora che un tempo. Forse la voglia di conoscere gente ogni giorno era un po’ diventata una fobia, della quale col tempo mi sono liberato….
    Buona domenica, un caro abbraccio… 😉

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    1. Ecco, io spero vivamente di superarla con gli anni.
      Comunque, parlando di te, mi hai colpito dicendo che conoscere sempre nuova gente per te era diventata una sorta di fobia. Guarda, mi sto facendo sempre più, con il passare dei mesi, un’ottima impressione su di te, come di una persona che ha lavorato molto su se stessa, complimenti nuovamente. Ti auguro una buona domenica e anch’io ti abbraccio virtualmente.

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  7. Ho letto tutto d’un fiato, so di cosa parli, lo so, ci sono cose che non si vedono, ma sono ugualmente devastanti, sai, io ho paura di tutto, ma il timore di perdere qualcuno per un litigio o un malinteso come è accaduto in passato, beh, questa cosa mi terrorizza, mi impedisce di essere spontanea, sto così attenta a non sbagliare che mi perdo il bello delle persone.
    Grazie infinite per questa riflessione, sono felice di conoscerti, un abbraccio da Siciliamara (Angela)

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    1. Grazie mille! Come hai fatto tu con me, anch’io ho letto velocemente il tuo commento: mi ha preso molto ciò che hai scritto e mi dispiace che tu debba sopportare questo peso. Non posso che condividere e augurarmi (anche per te) di trovare una soluzione, anche se non so fino a che punto possa essercene una definitiva.
      Sono felice anch’io di conoscerti, a presto! (io mi chiamo Claudia)

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    1. Sisi infatti il nome mi era familiare, mi ricordo di te. La mia era un’espressione di buon auspicio per il futuro ahah
      Per la confusione derivante dai diversi autori, posso aiutarti a capire chi è chi: io, THE MESS, affronto tematiche generali o tratte dalla mia vita quotidiana; NOBODY recensisce libri e i due ragazzi nuovi, che inizieranno a breve a scrivere, divulgano informazioni sull’attualità ma non solo. Spero di aver chiarito qualche tuo dubbio 😉

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