Una gioiosa quarantena

E’ passata ormai una settimana da quando l’Italia è in quarantena. Certamente non sono io a dovervi ricordare questo, dal momento che ci pensano già milioni di altre persone. Oggi sono qui con voi per porvi una domanda e per riflettere sull’ipotetica risposta ad essa connessa: il Covid-19 è puro male, come erroneamente si può giudicare, o possiamo salvare qualcosa della situazione che stiamo vivendo?

Io credo fortemente nella seconda opzione. Potreste chiedermi per quale motivo io stia facendo una simile affermazione, malgrado chiunque possa accertare almeno quattro o cinque conseguenze negative derivanti dal virus, se non decine.

Tuttavia, alcuni di voi che seguono questo blog da un po’ di tempo sono abituati a sentirsi dire da me che, nonostante tutto quello che stiamo vivendo possa sembrarci devastante, non bisogna perdersi d’animo: piuttosto, dobbiamo metterci all’opera per cercare, in tutta la situazione accennata, almeno un elemento positivo che ci faccia risollevare il morale. Ebbene sì, io ci sono riuscita e non ho trovato un solo punto a favore della mia tesi ma ben tre o quattro. Incomincio subito a spiegarvi le mie idee.

Quale miglior primo punto del rapporto con gli altri? Premettiamo che, non potendo uscire di casa, com’è giusto che sia, non possiamo permetterci di vedere nessuno che non faccia parte della nostra famiglia stretta, se non in caso di esigenze lavorative o di salute. Quindi, per quale assurda ragione io ho ipotizzato che ci possa essere un miglioramento del rapporto con gli altri proprio in questo periodo? Partiamo dai rapporti di amicizia. Per quanto mi riguarda, in questi giorni, sto facendo talmente tante videochiamate o audio vocali da essere in contatto con più persone del solito, ed è strano sentirselo dire da me che già normalmente parlo con tanta gente. Per me, una videochiamata anche di cinque minuti significa più dell’uscita di qualche ora che ero solita fare magari il sabato, fino alla settimana scorsa. Scambiarsi sorrisi, guardarsi negli occhi, avere voglia di rivedersi, nonostante non sia passato ancora così tanto tempo, rende la conversazione migliore di una qualsiasi che si avrebbe stando in gruppo e camminando per le strade della propria città uno accanto/dietro l’altro. Per non parlare poi di ciò che si può fare in videochiamata. Avendo tutti sotto controllo, si può concretamente discutere di qualcosa, evitando che qualcuno non senta o che comunque sappia dopo alcune questioni. I rapporti mi sembrano incredibilmente rinati. L’attesa della videochiamata ormai è diventata quella perla che ci risveglia da una giornata vissuta in monotonia. Le persone si mostrano per quello che sono, senza agghindarsi, vestirsi bene o perché no, presentandosi tutte o quasi in orario. Vedere gente in pigiama, con i capelli scompigliati, sul proprio letto o divano fa stare meglio, accomuna.

Passando a parlare di altro per non scocciarvi con questo punto, voglio aprire l’argomento “famiglia”. Ritengo che, in questi giorni più che mai, tutti siano davvero vicini a coloro che vivono nella propria casa. Si tratta comunque di rapporti; dunque, per coerenza, non avrei dovuto distinguere i due casi ma ho pensato di farlo in quanto voglio far emergere come quei pochi contatti fisici della cui presenza ancora possiamo godere, quelle poche voci dirette e non metalliche sono una salvezza, un vero e proprio faro nella notte. Spero di non parlare solo per me se dico che persino i miei genitori che, di solito mostrano di possedere un carattere forte, sembrano quasi più calmi: chiaramente non del tutto ma almeno l’apparenza trasmette serenità. E’ bello come si è passati dal mangiare solo insieme al guardarsi film sullo stesso letto, a conversazioni sul più e sul meno che prima c’erano comunque ma in quantità molto minore. D’un tratto, è come se il tempo si fosse fermato, continuando solo fuori dalle abitazioni ma per chi, come la maggior parte di noi, è a casa, non è possibile rendersene conto.

Io ho sempre detestato stare senza far niente, essendo una persona molto movimentata. Ho sempre cercato quindi di riempire il mio tempo e, ora più che mai, sto scoprendo nuovi modi per impiegarlo. Tralasciando le numerose ore passate davanti allo schermo del computer o del telefono in compagnia di serie tv e film (quando non so più che fare), sento come l’impulso a leggere, a scrivere (sto scrivendo tantissimo in questi giorni), a prendermi cura di chi ho attorno, anche rompendogli le scatole (passatemi il termine). Sto notando anche come possa essere emozionante mettere in ordine la stanza ritrovando vecchi oggetti che non sapevo dove fossero finiti, dare una mano con i servizi domestici, come, invece, normalmente faccio poco.

Se c’è una cosa che non è cambiata, è sapere che alcune persone non riescono ancora a distinguere le fake news dalle notizie serie; c’è ancora gente che esce di casa, che si incontra, fregandosene altamente se poi, al rientro a casa, contagerà qualcuno della propria famiglia; quelle stesse persone sottovalutano il rischio. Effettivamente il tasso di mortalità non è poi così alto rispetto a tutte le pandemie che ci sono state nel corso dei secoli ma io sono dalla parte di chi crede fortemente nel “non si sa mai”.
Adesso, vi prego di prestarmi attenzione solo per qualche altro minuto. Smetto immediatamente di tediarvi con i miei punti positivi. In realtà, ne avrei altri ma preferisco che prestiate la mia attenzione al paragrafo qui di seguito. Sperando vivamente che finisca presto, vi siete già chiesti cosa potrebbe accadere alla fine di questa quarantena? Se non l’avete ancora fatto, ci penso io a darvi una mano.

Probabilmente il mio pensiero non rispecchia quella che sarà la realtà effettiva o forse no: magari sarà proprio così. Secondo me, quando tutto tornerà “alla normalità”, pian piano, alcune persone si renderanno conto di quanto il proprio lavoro, quello stancante, che appaghi o meno, sia effettivamente importante nella propria vita. Non parlo dei soldi guadagnati ma della passione riscoperta nei confronti di questo. Penso che nei primi giorni chiunque abbia potuto rilassarsi per bene, anche con un senso di leggerezza ma, quando il relax è troppo, non è mai del tutto positivo. La mancanza di quel lavoro, di quell’impegno quotidiano, scombina le cose, credo possa farcelo apprezzare quando ritorneremo a svolgerlo. Io in primis dico sempre che la routine giorno per giorno, per quanto ben strutturata possa essere, annoia. Il lavoro fa parte della comune routine ma, senz’altro, gli imprevisti, gli incontri, che siano a noi vantaggiosi o meno, contribuiscono a distorcere anche per qualche istante il ciclo continuo delle proprie giornate. Oltre il lavoro, parliamo della scuola. Non parlo di me perché sto ancora rimpiangendo gli esami universitari rimandati ma dei liceali, dei ragazzini delle medie: nei primi momenti, immagino ci sia stata una gioia compulsiva unanime o quasi (le eccezioni esistono sempre) ma persino i più svogliati si saranno, spero, resi conto di quanto, talvolta, sia meglio andare a scuola che stare a non far nulla a casa per poi, al ritorno, studiare il triplo, facendolo anche adesso da casa. Cosa pero’ accomunerà la maggior parte di noi? Principalmente due aspetti, che si contraddicono tra loro, di cui sinceramente non so quale prevarrà. Il primo atteggiamento è quello nervoso, dovuto ai troppi ritardi nelle consegne o al nervoso derivante dal ritorno inaspettato, reazione opposta a quanto descritta precedentemente. Parallelamente all’agitazione che può esserci nell’aprire nuovamente un negozio senza sapere quanto guadagno recupereremo o rivedendo quella parte dei propri colleghi da noi disprezzata, possiamo ritrovare la situazione calma, vissuta col sorriso che ci tengo a ribadire.

Prima o poi, tutto avrà fine. Come leggiamo sui social o sugli striscioni da un balcone ad un altro, “tutto andrà bene”. Manteniamo ancora lo spirito felice di chi canta insieme ai propri compaesani, non arrendiamoci. Restiamo a casa: il tempo per uscire lo avremo eccome, dopo quest’emergenza: rendiamola meno dura e meno duratura; collaboriamo. Vi prego, viviamo bene questa circostanza, per quanto sfavorevole possa essere, per quanti danni ci stia procurando. Non è la fine; ci risolleveremo e, quando lo faremo, lo faremo insieme.

Io intanto vi lascio con un’immagine ben precisa: quella di un abbraccio desiderato da settimane tra due persone che sorridono senza voler terminare di farlo, quella di due persone che non hanno motivo di litigare, che si ascoltano volendo farlo. L’Italia e il mondo intero ne uscirà più forte. Siate positivi come provo ad esserlo io.

Nel frattempo, se vi va, potete commentare qui sotto, facendomi sapere cosa ne pensate a riguardo dell’articolo. Per il resto, io e il mio partner Nobody siamo sempre disponibili per qualunque cosa. Un abbraccio caloroso a tutti voi, ci sentiamo prestissimo.

THE MESS

29 risposte a "Una gioiosa quarantena"

Add yours

  1. Forse sono l’unica persona al mondo a essere grato che il virus abbia tolto dalle strade un po’ di gente e relativo casino (anche se, a quanto pare, alcune persone devono dimostrare ovunque di essere più idiote di altre facendo casino pure in casa).
    Per quanto riguarda l’isolamento, l’ho sempre apprezzato, quindi non mi serve la scusa del virus per schivare (e schifare) la gente.

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  2. crisi
    /crì·ṣi/
    sostantivo femminile

    Origine
    Dal lat. crisis, dal gr. krísis ‘scelta, decisione’ •sec. XIV.

    (nel link tutte le accezioni e significati)
    https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=crisi+etimologia

    Io ritengo che sia una cosa saggia e sana mettere in dubbio, di tanto in tanto, tutto quello che facciamo e siamo soliti fare, però definire “gioiosa” questa quarantena mi sembra un tantino pretenzioso… Io ho sempre apprezzato la solitudine, ma non vorrei mai che fosse una scusa per una fuga, piuttosto che una pausa di sana riflessione.

    Quello che mi spaventa è in effetti cosa ci sarà dopo: se ripartirà tutto com’era sarà un brutto segnale, perché non avremo capito niente, ma al contempo, parlando terra terra, spero che chi di dovere applichi il giusto buon senso perché il carrozzone Italia (e resto del mondo, vista la diffusione) riprenda a muoversi senza lasciare indietro chi si è trovato più in difficoltà.

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    1. Ciao, grazie per aver espresso il tuo parere. Ti rispondo subito dicendoti che la questione della pausa non dev’essere affatto intesa come una fuga dal reale, anzi: la penso come te, per quanto riguarda la cura dell’altro ma soprattutto di sé. Per il “dopo”, chiaramente nessuno può essere certo di ciò che accadrà e ammetto che probabilmente ho esagerato nel definire la quarantena come “gioiosa” ma volevo trasmettere serenità. Ritengo che ogni tanto essere positivi aiuti, In ogni caso, ti ringrazio nuovamente e a presto.

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      1. Facciamo così: per il dopo ne riparliamo quando ci saremo lasciati questo momento alle spalle.
        Anche io sono un ottimista, anche se col tempo cerco di moderare la cosa con un po’ di scetticismo per non sembrare troppo fuori dal mondo 😛

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          1. Per adesso sto “lavorando”, anche se ho molto tempo a disposizione, visto che faccio il benzinaio e non passa praticamente nessuno (per fortuna, da un certo punto di vista), però se va avanti così, settimana prossima mi organizzo diversamente e sto a casa anch’io, o a giorni alterni o facendo solo il mattino… boh, devo decidere.

            Così magari riesco ad andare avanti col secondo libro 😛

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            1. Da una parte mi dispiace che tu non abbia molto lavoro da fare ma dall’altra sono felice che tu sia sereno proprio perché c’è poca gente.
              Per il secondo libro, spero che tu abbia la giusta ispirazione. Di che si tratta più o meno, se ti va di rivelarlo?

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              1. Diciamo che la mia posizione non mi espone poi troppo a contatti: c’è lo spazio per stare ben lontani con i clienti… comunque vabbeh, speriamo stiano a casa, così finisce prima.

                Il secondo libro è la continuazione della storia de La Brigata della Speranza: ho pensato bene di fare una tetralogia, quindi capisci che forma di masochismo mi affligge? Eh, vabbeh…
                Al momento la storia è già pensata nello svolgimento generale (tutti i libri, altrimenti non avrebbe troppo senso), però ho scritto circa 1/3 della bozza, quindi devo recuperare se voglio arrivare ad avere il manoscritto pronto per fine anno.

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                1. Non dovrebbero esserci quasi per nulla i clienti, considerando che non ci si dovrebbe proprio spostare da casa, tranne eccezioni.
                  Diamine, una tetralogia? Ne hai di voglia di scrivere, complimenti! Comunque, almeno per quanto mi riguarda, l’inizio è sempre la parte più difficile: tu, avendo già fatto quello, non stai messo poi tanto male, tranquillo. (Mi incuriosisce tutto questo)

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                  1. I clienti ci sono: qui sono poche le fabbriche chiuse (distretto del tessile, vero, ma chissà che strategicità ha, poi?) e chi l’ha fatto è perché i cinesi si sono fermati, pensa che paradosso!

                    L’inizio è dura, ma il problema di questo libro è che non l’ho scritto come il primo (stesura di botto e poi correzioni, anche stilistiche), ma ho cercato di essere più preciso e rigoroso, il che mi ha un po’ rallentato… oltre al fatto che l’altro l’avevo scritto in un periodo particolare in cui stavo abbandonando il vecchio lavoro e avevo mooolto tempo per farlo con continuità. Ma ce la farò, in un modo o nell’altro. Al massimo sforerò con i tempi, ma tanto non è che ci campo con i proventi dell’editoria… non ancora 😀

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                    1. E’ strano che ci siano poche fabbriche chiuse, mah. (ovviamente ci guadagnano, a differenza di quelle piccole chiuse: inutile dirlo)
                      Sento anch’io che ce la farai: raramente le mie percezioni deviano dalla realtà, ultimamente.
                      Il “non ancora” finale mi ha fatto sorridere, grazie.
                      Ora purtroppo devo lasciarti, devo rimettermi sui libri per prossima sessione d’esame, anche se è ancora presto (ma non si sa mai quali pagine nascoste dei libri posso non aver notato) Ci risentiamo presto, buon proseguimento.

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                    2. Era una mia esternazione di ottimismo: tanto che ci perdo a crederci? Buono studio…

                      … ma sappi che la prossima volta mi dovrai raccontare un po’ più di te, intesi? 😉

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  3. Mah, considerando che devo lavorare a contatto con la gente rischiando il contagio mio e dei miei cari, non trovo molti lati positivi. L’unico forse è che finalmente le persone si lavano.
    Non sono mai stato più di quattro mesi di fila in totale far niente (ah, i bei tempi dell’università), ma penso di rientrare in quella forse poco nutrita categoria di persone a cui non mancherebbe il lavoro. Meglio la noia. 😁

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  4. sicuramente con questa situazione abbiamo apprezzato cose che sembravano ormai passate, come ad esempio la “fratellanza” con vicini di casa. Oggi sentivo alla tv che molti prima non sapevano neppure chi abitasse sopra loro, adesso cantano insieme sul balcone. Oltre a questo, sul fattore ritorno alla normalità, penso che in primo luogo apprezzeremo tutto il tempo passato all’aperto, sto parlando dei wek end, delle escursioni in montagna, delle gite alla scoperta del nostro Bel Paese. Ad ogni modo ci saranno conseguenze lunghe, anche perché una volta che da noi sarà passato il picco,l’emergenza si sposterà nel resto d’Europa e nel resto del mondo, quindi ci sarà sempre la possibilità dei ritorni, chi garantirà che milioni di persone non si spostino dal loro Paese, andando a ricontagiare coloro che già ne sono fuori! Quello sarà il dramma da affrontare per il resto dell’anno e forse anche per il prossimo….

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    1. Purtroppo chi è al potere può solo consigliare fortemente, farsi assistere dalle forze di polizia con sanzioni e qualcos’altro del genere ma è praticamente impossibile (è brutto da dire) bloccare tutti, in modo da impedire che, come dici, tu il contagio si diffonda maggiormente all’estero. Non so quando finirà tutto questo, come tutti d’altronde ma, per il momento, ci conviene goderci quello che abbiamo intorno a noi, che siano pure vicini che prima nemmeno si conoscevano.

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  5. Trovo molto interessanti i diversi punti di vista sulla quarantena. Sono Flavor Chris e sul mio blog scrivo articoli, nonché promuovo l’arte e gli artisti attraverso la diffusione di podcast. Spero che ti possa interessare la mia attività. So che magari non lo farai ma ti lascio alcune mie considerazioni su questo periodo storico che stiamo vivendo
    https://flavorchris.com/2020/04/03/vice-7-profezie-di-quarantena/

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    1. Invece, anche se tu non pensavi che l’avrei fatto, ho letto e devo dire che: scrivi abbastanza bene, condivido molte delle tue affermazioni e penso che leggerò quasi sicuramente qualche altro tuo articolo. Grazie per avermi proposto la lettura e soprattutto per il tuo parere riguardo questo mio articolo.

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      1. Ciao ragazzi. Vi ringrazio per l’attenzione. Sono sulla rete da poco e scrivo da quasi un anno. Mi piacerebbe poter avere un confronto, imparare e condividere esperienze. Come vi dicevo cerco di promuovere l’arte, il turismo e l’ecosostenibilità. Qualora ne avete il tempo e la voglia siete sempre ospiti sul mio sito. Nel frattempo non lasciatevi scappare i prossimi articoli e podcast. 😉 Vi seguo!

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        1. Ciao ancora una volta. In ogni caso, abbiamo apprezzato ciò che tu scrivi e certamente leggeremo e ascolteremo qualcosa (i podcast sono interessantissimi: noi abbiamo intenzione di farli già da tempo)
          Ah, e grazie mille per averci seguito!

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