Dubbio traditore

Non so realmente chi io sia. Non so nemmeno se io sia qualcuno: magari mi limito ad essere un ologramma di un padrone lontano che mi ha gettato fuori dal proprio corpo per disfarsi di una parte dei propri tormenti. Potrei appartenere a quella categoria di persone che credono di vivere ma che, in realtà, sopravvivono, immobili mentre il mondo scorre intorno a loro, su di loro, sfruttandoli come se l’uomo al vertice del mondo fosse una bestia capitalista che non sa organizzare i propri averi e non mi riferisco ovviamente a nessun tipo di divinità: parlo di quelle persone talmente ricche o in rilievo rispetto ad altre, anche solo per fama, talvolta nemmeno meritandolo, che credono di avere tutto sotto controllo ma che non hanno che se stessi (seppure), chiaramente controllati da altri della loro specie.

Ho incontrato parecchi tipi di persone che potrebbero benissimo perseguire un tale stile di vita ma che non possiedono la forza o il coraggio di farlo davvero, di emergere per quello che sono. Ne ho viste di cotte e di crude per avere a malapena diciannove anni e sono fiera di questo: almeno so chi non devo essere e in che mischia non infiltrarmi. Ho ancora da imparare com’è giusto che sia ma almeno una parte del mio percorso di vita l’ho svolta bene.

Ho finalmente capito che nemmeno i sentimenti sono da noi descritti nel modo che più dovrebbe compiacerglisi. Vi porto a pensare ad una realtà che più semplice non potrebbe essere, dati i riferimenti che si fanno ad essa. Tuttavia, vi chiedo: amore è davvero il desiderio di qualcuno o qualcuna, che perpetra nei mesi o negli anni, trasformandosi in senso di protezione, serenità, aiuto in ogni circostanza e via discorrendo o è odio, scontro perenne, voglia di ferire gli altri, cercando di smettere di applicare la rabbia su di sé?

La prima delle due affermazioni, vero? Bene, io suppongo che voi abbiate continuato a leggere tutto il seguito della domanda con curiosità. Tuttavia, se eravate così certi della prima opzione da me proposta, per quale motivo non siete passati oltre, incominciando a leggere il periodo successivo? Forse perché desideravate avere la certezza o togliervi un dubbio, no?

Ecco, ennesima dimostrazione di come noi siamo anime vaganti in cerca di risposte e nuove domande con cui riempire quel cervello che funziona, in gran parte, grazie a questo. In ogni caso, sono sicura che, prima o poi, chiunque si renderà conto che non esistono tutte le spiegazioni a ciò che poniamo noi come quesiti. Rispetto ad essi, le spiegazioni possono essere racchiuse in quello che appare ai miei occhi come un sottoinsieme quasi inesistente appartenente ad un insieme gigantesco e vi faccio subito un paragone più esplicito: pensiamo ai nomi delle città italiane rispetto a quelle di tutto il mondo.

Cosa fare allora? Sembrerebbe semplice smettere di porsi quesiti ma noi non ne siamo in grado. Forse ci sottoponiamo a tutto questo per aiutare noi stessi a sentirci meglio, avendo compreso ciò che percorre la nostra mente, come un ginnasta su una pista di atletica, magari anche sfrecciando, per trovare tutto in fretta, come un motociclista o un automobilista, rispettivamente nella MotoGP e nella Formula 1. Cosa otteniamo in questo modo? Arriviamo eternamente primi o quasi ma il vento procurato dalla nostra vettura straccia via importanti tracce che mai ritroveremo, solo per un dannato senso di voler primeggiare, venendo acclamati da alcuni ma non escludiamo che ci saranno sempre, per nostro dispiacere, persone che non ci sopporteranno affatto.

Dunque, vagando interminabilmente anch’io come voi e tutti in un labirinto senza uscita e con più ostacoli che viottoli liberi, l’unica strategia che credo essere vincente può consistere nel rallentare, guardarci attorno e raccogliere il più possibile da quello che il mondo ci lascia sul cammino, che sia nostro o meno: non sprechiamo tutto, come alcuni tipi di persone sono ormai abituate a fare, senza avere la minima intenzione di smettere.

THE MESS

9 risposte a "Dubbio traditore"

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  1. Ti stai lambiccando a cercare l’uscita dal labirinto come se fossi Arianna (ma senza il filo).
    Prova a vederti, invece, nelle vesti del Minotauro (ok: Minotaura): il labirinto diventerebbe la tua dimora.

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  2. Ho l’impressione che siano pensieri di una persona che viva quasi per la prima volta sola con se stessa: gli antichi dicevano che praticare l’ozio (nella sua accezione positiva di tempo per pensare e riflettere, filosofeggiare) serve allenamento: prenditi il tuo tempo, perché tanto l’uscita (se c’è) non la chiude nessuno 😉

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    1. Esattamente, questo mi ricorda molto Seneca e Cicerone, non so puoi cogliere il riferimento lontano. Curare la propria persona è meglio del puro “negotium”. La propria crescita interiore è il vero “guadagno”, se proprio vogliamo chiamarlo così.

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      1. Avevo come riferimento più Socrate, ma i latini hanno ripreso i classici greci e quindi è possibile che si trovino anche in loro le stesse considerazioni ☺️

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