I fantasmi

Troppi fantasmi del passato mi stanno inseguendo in gruppo con l’accetta in mano già insanguinata; mi chiedo perché si accaniscano tanto contro di me. Non so se ho ancora fiato a sufficienza per continuare a correre, non credo di poterli più seminare ormai. Giro l’angolo di una strada in cui non pensavo di trovarmi e, mentre cerco di calmarmi un po’, rifletto su quale scintilla di fuoco possa aver appiccato quest’immenso incendio all’interno della mia anima.

Sapete, mi incolpo per non aver curato prima alcune dinamiche: se l’avessi fatto, ora avrei poco a cui badare. Invece no, ho preferito passarci oltre, malgrado io vi dica sempre che è meglio affrontare subito le situazioni che ci fanno star male. Eppure, da quello che ricordo, sono stata forte fin troppe volte; invece, cos’è successo con questi altri problemi, se proprio vogliamo chiamarli così, i quali sembravano davvero insormontabili anni fa?

Io ho voluto rinchiudere il tutto in qualche cassetto remoto del mio cervello, gettandone la chiave, pensando stupidamente di agire al meglio. Tuttavia, il mio cuore non l’hai mai pensata in questo modo, anzi: ha cercato molteplici volte di darmi dei segnali che io non ho colto al volo o che non ho recepito affatto. A furia di ribellarsi, ha raggiunto il suo obiettivo: si è scatenato contro il mio cervello ed ora domina il caos.

Se potessi entrare in quel centro di comando e capirci qualcosa, mi armerei di una scopa e spazzerei via tutta la polvere inutile che ha occupato spazio per anni ed anni ma… dove la trovo una scopa magica? Esiste solo nelle fiabe o nei cartoni animati che tutt’ora mi capita di fissare incantata per qualche istante quando faccio zapping sulla televisione.

Se qualcuno non mi conoscesse e stesse affrontando per la prima volta, come voi, questo mio lato, mi conferirebbe subito l’amabile qualità di essere una folle o, ad essere buoni, mi dichiarerebbe bipolare, senza nemmeno sapere di cosa si tratti quel tipo di disturbo da non sottovalutare.

Certo, questo accade poiché noi usiamo parole della cui grandezza e del cui effetto non siamo in grado di renderci conto, aggrediamo e alziamo la voce, giochiamo a palla con i sentimenti altrui, con l’intenzione di segnare più gol possibili. E, proprio come se fosse una palla, la mia testa ancora rimbalza senza fermarsi, per la quantità abnorme dei colpi subiti, mentre io incrocio le dita, sperando solamente che una volta per tutte mi facciano rimanere nella rete, senza incominciare una nuova partita che non avrei la possibilità di vincere nemmeno se lo bramassi ardentemente, a causa della mia stanchezza mentale, che ritengo essere ben peggiore di quella fisica. Non reggerei un solo turno in più.

Parlando di voi, mi dispiace che stiate leggendo queste parole: non voglio mettervi affatto di cattivo umore. Sappiate che accetto tutte le critiche, costruttive e non, che mi si possono piazzare dinanzi. Secondo voi, se chiedessi un incontro privato al mio cervello, accetterebbe?

Bene, dopo svariati articoli molto positivi, oggi vi ho tormentato con uno molto carico di sentimenti, di cui credo che siano percepibili solo alcuni. Forse ho fatto veramente la parte della “depressa” della situazione (quanto detesto questo termine, se usato senza cognizione di causa); magari avete anche deciso di non continuare la lettura fino alla fine: ci sta tutto. Comunque, ci tenevo a presentarvi un po’ il 10% della mia persona che vi mancava per conoscermi pienamente. Ho voluto parlarvi senza maschere, anche se più che altro ho provato a comunicare con me stessa ma probabilmente ho l’anima sorda: dovrei comprarle un apparecchio acustico. Pensate che potrei risolvere qualcosa?

THE MESS

30 risposte a "I fantasmi"

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  1. Spero di non risultare troppo astratto parlando per metafore. Ribaltando la questione, se il cervello ti chiedesse un incontro privato, tu accetteresti? Nel senso che sl a volte i nostri pensieri arrivano per dirci qualcosa, a volte la ragione è stanca di lottare contro le ragioni del cuore e, con l’unico vestito che conosce (quello dei pensieri), ci vorrebbe suggerire di attivare un dialogo, di giungere a compromessi. Eppure non sempre riusciamo a riconoscere questi segnali, a trovare le forze (sì le forze, perché è faticoso) di accettare l’invito del nostro cervello. Però forse questo post è la prima timida mossa che va nella direzione di accettare quel invito… 🙂

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    1. Esatto, magari è brutto da dire ma sono spesso combattuta sugli argomenti da trattare perché cerco di rendere piacevole la lettura al pubblico. Tuttavia, ci sono volte come questa in cui mi interesso meno al giudizio delle persone e scrivo scrivo e scrivo quello che voglio nel modo in cui voglio.

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        1. Grazie per il consiglio. Parlavo del giudizio altrui in relazione al fatto che mi succede di utilizzare un termine diverso da quello che avevo pensato o di non far percepire chiaramente la mia posizione a favore o contro qualcosa. Ovviamente non scrivo “per” il giudizio altrui, se era questo che avevi capito dalle mie parole. Sarebbe un inferno scrivere solo perché qualcuno deve leggere e poi, la mia passione per la scrittura nasce dal bisogno di utilizzare quest’ultima per sentirmi in armonia con me stessa. Pero’, se tu mi stai consigliando anche di non mitigare i termini o i miei pareri e di esternare tutto a pieno, lo farò. Grazie per la lettura e per avermi dedicato del tempo, te ne sono grata.

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    1. Anche questa volta, voglio fare tesoro delle tue parole. Non sarà facile, mi ci vorrà del tempo ma so che infondo posso farcela, posso andare avanti superando tutto, senza ignorare qualcosa che, con il tempo, potrebbe riemergere in una forma peggiore della precedente. Grazie e buona giornata!

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  2. L’unica cosa che ho fatto fatica a sopportare di questo post è stata la scelta del colore psochedelico (ma dev’essere una mia paturnia).
    Detto ciò, l’incontro tra te e te s’ha da fare e ricordati di dargli del “tu”, altrimenti risulterà qualcosa di astratto, di fuori dalla normalità, e avrà un impatto inferiore sull’esito del confronto. 😉

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  3. la maggior parte della gente non ammette le proprie debolezze, per cui ritengo una cosa molto bella esprimere i lati ” oscuri ” del proprio carattere. Anche nella persona più ottimista si nasconde una parte depressiva, il segreto sta nel contrastare queste emozioni mettendole a confronto con tutte le belle sensazioni che proviamo nella vita… 😉

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