Attimi rubati

Stamattina ero alla fermata del pullman. Come spesso accade nella mia città, c’è da aspettare molto per strada senza aver nulla da fare, a causa dei ritardi dei mezzi pubblici. Collego il jack delle cuffie e, ad un certo punto, senza averlo deciso, parte la riproduzione casuale. Pervade le mie orecchie la voce di Caparezza (non che io lo ascolti poi tanto ma comunque lo apprezzo per varie ragioni). La canzone in questione, che tra le altre cose vi consiglio di ascoltare, era “Una chiave”: diamo subito premio a quest’ultima per avermi risvegliato dal dormiveglia. (Per la vostra gioia, ora lo incomincio davvero questo articolo.) Tornando a me, ho incominciato a viaggiare con la mente, tanto che per poco non rischiavo di farmi tutta la strada a piedi.

Non so nemmeno che collegamento io abbia trovato ma, non appena la canzone è partita, ho immediatamente pensato al tempo e a come io lo utilizzi. Il più delle volte non ne faccio buon uso, a dire la verità. La mia vita è collegata ad un ciclo costituito da molteplici ore di spreco e da pochi momenti ben spesi. (Fantastico poi come io abbia ragionato su questo tema proprio mentre perdevo dell’altro tempo: emozionante.)

Ci tengo a sollecitare la vostra attenzione con questa domanda: vi siete mai resi conto di quanto tempo ci sembra di vivere al meglio ma che, invece, gestiamo male? Ecco, se non l’avete ancora fatto, avete qualche minuto per rifletterci prima di proseguire.

Vorrei che il nastro temporale potesse riavvolgersi, magari anche solo per passare più tempo con la mia famiglia, i miei amici, il mio ragazzo, al posto di rinchiudermi nel mondo dei libri scolastici o cercando di fare qualcosa in casa la cui ricerca si rivela nulla il più delle volte.

Quanto tempo potremmo risparmiare stando meno fissi sul nostro cellulare? A noi sembra di essere soli quando ci arrivano meno messaggi del solito, se le persone visualizzano senza rispondere, se abbiamo meno likes ad un posto, per non parlare di quando la connessione internet è lenta: una tragedia. Mi chiedo, piuttosto non potremmo andare verso l’altra persona senza dover trascorrere così il nostro tempo? Un’altra cosa che mi irrita ma che purtroppo accade, e mi riguarda personalmente, è lo starsene impalati ad attendere che le cose con gli altri vadano meglio o che magicamente le discussioni fatte si risolvano da sole con il passare dei giorni ma no, è solo peggio se agiamo in questo modo.

Sentiamo continuamente parlare di “evoluzione”. C’è stata da quasi ogni punto di vista: è innegabile. Unica pecca, a mio parere? Il lato umano. Mi spiego meglio. Ritengo che circa alcune questioni i nostri antenati ci abbiano superato alla grande e continuerebbero a farlo se ci fossero ancora. Esempio possibile? Tra i tanti, uno lampante: il modo in cui si comportano alcuni genitori nei confronti dei propri figli, non tutti chiaramente. Perlopiù noto genitori che donano, già in tenera età, ai poveri esseri alcuni dispositivi elettronici per tenerseli buoni e poi, vai a vedere, mangiano anche con il telefono sul tavolo o non comunicano tra loro. Da questo discorso potrebbe sembrare che io abolisca ancora una volta la tecnologia ma non è affatto così, ci tengo a ripeterlo.

Allora il tempo sprecato come lo si può identificare? Secondo me sì. Ovviamente possiamo pensarla diversamente ma io credo che il tempo mal utilizzato sia quello dopo cui, talvolta, riconosci di non aver fatto un bel niente ma anche quello che ti fa sentire sospeso in una condizione di benessere effimera che corrompe l’anima.

Malgrado l’esistenza di tutte queste argomentazioni, non dobbiamo fermarci qui con la spiegazione di un concetto tanto vasto. Quindi, proporrei di ricordarci anche di benedire quell’arco di tempo, quella piccola fetta della torta, rappresentativa della giornata (in questo momento ho fame, perdonatemi), in cui la situazione si capovolge del tutto. E menomale che c’è, oserei dire.

Parlo degli attimi rubati. In cosa consistono? Possono trattarsi di uno sguardo fuori dalla finestra mentre si sta lavorando o studiando, di un’interruzione da parte di qualcuno che potrebbe farci irritare, di un bacio che lascia un nostro discorso sospeso a metà, di un sorriso diretto ad una persona che non si vede da un po’ ma non solo: potrei continuare all’infinito.

Se entrassi nella vostra mente in questo istante, ritroverei probabilmente delle critiche nei miei confronti per le contraddizioni in cui sono incorsa, poiché le ultime situazioni descritte, in realtà, potreste considerarle “perdite di tempo”. Io vi assicuro piuttosto che non lo sono. Il punto è questo: ci fa piacere distrarci un attimo da qualcosa che, senza una minima pausa, avremmo svolto in maniera non produttiva; l’interruzione ci infastidisce ma potrebbe anche tornarci utile se non è qualcosa di davvero scocciante; quel bacio non ci farà finire di parlare e magari ci scorderemo pure cosa volevamo dire prima ma dubito che sia negativo riceverne uno; quella persona incontrata ci avrà anche “fatto perdere tempo” parlandoci, nel caso, ma ce ne ricorderemo. Questi non sono modi negativi di gestire la propria giornata, anzi. Come lo capiamo? Vediamo un po’: prima di addormentarci, anche se qualcuno può dirmi di non pensare a “niente”, qual è la cosa che ci tornerà in mente? Proprio quel momento inatteso.

Ecco a voi ciò che io definisco un “attimo rubato”, come lo è stato quello di stamattina con la canzone alla fermata. Ci ho messo un po’ per analizzare la questione e, infatti, mi scuso per questo: forse vi ho anche annoiato (spero vivamente di no). Se vi va, lasciatemi un commento per farmi capire cosa ne pensate voi. Sentitevi liberi di scrivermi qualunque cosa, anche non proprio riguardante quanto ampiamente discusso: tanto per rimanere in tema, lasciatemi vivere in vostra compagnia qualche attimo rubato. Vi abbraccio, a presto.

THE MESS

42 risposte a "Attimi rubati"

Add yours

  1. La questione è semplice: a livello globale la tecnologia ci sta rendendo ancora più stupidi; la domotica, quando sarà diffusa a livello capillare, ci darà il colpo di grazia.
    Il singolo individuo può ribellarsi e uscire dallo schema imposto, ma solo in sé deve trovare la forza di opporsi, senza farsi condizionare dalla pressione sociale.

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      1. Alla faccia di Darwin, proprio chi non ha la forza di opporsi (e che, di conseguenza, non possiede nemmeno capacità intellettive degne di nota) è colui che si riproduce di più.
        Al contrario, le persone più “illuminate” sono anche le meno felici e più a rischio estinzione.

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  2. Che dire… mi ritrovo ancora una volta in ciò che scrivi.
    Il tempo è cosa relativa, relativissima… io mi sono voltata indietro quattro anni fa e mi sono resa conto di quanto tempo avessi sprecato… facendo le cose sbagliate, cercando la felicità nei luoghi meno appropriati, guardando la mia non-vita passare così… ben 27 anni.
    Così ho deciso che volevo essere felice e sono quattro anni che mi impegno in questa promessa.
    Ma poi… l’ho davvero sprecato quel tempo?
    La parte ancora arrabbiata e “ottusa” di me, dice di sì. L’altra che ancora arranca e ogni volta si rialza dice che anche il tempo che pensiamo sia stato sprecato alla lunga si rivelerà prezioso.
    Certo gli attimi che crediamo di aver perso non ritorneranno, almeno non più come vorremo. Ma a volte occorre perderli, per comprendere di poterli vivere meglio di quanto si sia fatto.
    Mi piace il tuo pensiero sugli attimi rubati… e devo dire che ho sempre avuto una certa difficoltà nell’accettarli: sono sempre stata quella che se qualcosa esce dagli schemi va in tilt. Quante volte mi interrompono e vado su tutte le furie!
    E poi, come dici tu, mi rendo conto che avrei potuto vivere quel momento con più “saggezza”.
    Su internet stendo un velo pietoso, dato che per un po’ ho vissuto del tutto fagocitata da questo mostro che poi ho imparato a gestire.
    Scusami, forse sono andata un po’ fuori traccia, ma riflessione chiama riflessione e questo è quello che è venuto fuori dalla lettura del tuo post!
    Buona giornata 🙂

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  3. La società di oggi ci fa credere in continuazione che tutto il tempo in cui non portiamo a compimento qualcosa, tutto il tempo in cui non “guadagniamo” qualcosa, sia “perso”. E se, invece, fosse necessario avere del tempo “a vuoto”? Se, invece, fosse necessario fermarsi, di tanto in tanto, persino annoiarsi, se possibile, per potersi rendere conto di chi siamo effettivamente e di dove ci troviamo? Tutto quello che conta è l’attimo presente e viverlo appieno: anche se si starà osservando una mosca volare nella stanza, non sarà tempo perso, perché il nostro cervello era presente e vivo in quel momento.

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  4. “Fa’ così, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva.
    Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza”.
    Queste sono parole di Seneca, scritte due millenni or sono (Lettere a Lucilio) eppure ci rappresentano ancora in pieno. Non demonizziamo le tecnologie per il cattivo uso che ne facciamo, guardiamo invece dentro di noi e capiremo una cosa che dall’alto dei miei 60+ ormai non considero strana più di tanto: l’essere umano non è fatto per essere (sempre) felice. Anzi, forse il tratto evolutivo che più di ogni altro ha fatto da propulsore al progresso umano è proprio questo senso di perenne insoddisfazione che ci ha spinti a cercare sempre di meglio e sempre di più. Ma allora, mi domanderete, quando possiamo dire di essere felici? La risposta è nel post: negli attimi rubati, quelli in cui il tempo e la percezione di esso si fermano per lasciare spazio alle emozioni. Ammiro tanto la vostra saggezza. A me sono occorsi quasi tutti i miei anni per capirlo. Abbracci

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    1. E’ incredibilmente bello che un mio articolo possa essere accostato alle parole del grande Seneca, davvero un’emozione gigantesca. (Amo la lingua e la letteratura latina alla follia)
      Quello che dici sulla tecnologia è giustissimo: non si può disprezzare qualcosa senza vederne tutti i lati prima e credo che anche una vita intera non sia necessaria per terminare quest’operazione.
      La tua concezione dell’uomo che cerca (purtroppo) di avere sempre di meglio mi ricorda molto Leopardi (uno dei miei scrittori preferiti, tra l’altro).
      Un abbraccio fortissimo anche a te.

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  5. Ciao! 👋🏻 ti ringrazio tantissimo per essere passata sul mio blog! 😊 Adoro i tuoi scritti,sono meravigliose parole e riflessioni che mi hanno davvero commossa,mi rivedo tantissimo nei tuoi articoli e mi hanno fatto riflettere molto sulla mia vita. Grazie mille per aver condiviso queste meravigliose riflessioni,hai un blog meraviglioso!
    Un abbraccio,Ely. 😊

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    1. Ciao! Grazie a te per aver fatto lo stesso quasi contemporaneamente a me. Sono orgogliosa dei miei articoli e anche molto felice che ti abbiano fatto pensare: è uno degli obiettivi che cerco sempre di raggiungere. Grazie davvero tanto per tutti i complimenti che mi hai fatto, anche tu hai un blog meraviglioso! Un abbraccio a te e buon proseguimento di serata!

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      1. Mi hanno affascinata tutti i tuoi articoli 😁 in particolar modo mi hanno colpita molto gli articoli “come un puzzle” poiché sto attraversando questa fase in questo periodo e mi sembrava di leggere nei miei sentimenti più profondi,meraviglioso articolo,da brivido! E l’articolo sulla mentalità chiusa,situazione che devo fronteggiare molto spesso e in passato mi ha fatto stare male,tanto da perdere la mia autostima,mi rivedo tantissimo nei tuoi scritti! 😁

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        1. Hai citato alcuni degli articoli che ritengo davvero personali. Credimi se ti dico che capisco come ti senti in questo momento, avendo passato io in primis quei periodi. Spero che la tua autostima possa risollevarsi man mano, come sta accadendo un po’ con la mia: non aspettarti voli miracolosi ma ti assicuro che quasi sicuramente tra un anno sarai tu stessa ad affermare di stare meglio. Scusa per il megapapiro e se mi sono permessa di “analizzare” le cose. Vorrei consigliarti un altro articolo che non so se hai letto: si intitola “Se io fossi stata te”. E’ forse il più riflessivo di tutti e credo tu possa ritrovarti a pieno in quelle parole. E’ il primo articolo che ho scritto quindi devi scorrere molto in basso. (Mi sono dilungata troppo, che brutto vizio che possiedo)

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  6. la tecnologia indubbiamente ha rubato un sacco di tempo alle nostre vite, ma farei delle distinzioni, quando si è soli può essere anche interessante avere a che fare con essa, il problema si pone quando frequentiamo qualcuno. Essere accanto ad un’altra persona e guardare solamente il cellulare è in primo luogo una forma di maleducazione, poi sicuramente toglie quella parte emotiva che fa di un incontro qualcosa di unico e magico, qualcosa che per moltissimi anni abbiamo fatto e che ora sembra quasi una rarità.
    Riflessivo questo tuo post…😉

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  7. La gente spreca il suo tempo perché spesso non sa cosa farsene.
    Pensa a quante persone passano la domenica nei centri commerciali…
    Io ieri ero dal dottore ed avevo un libro con me , tutti gli altri col cellulare davanti.
    Poi ho smesso di leggere e ho fatto conoscenza con altre persone che aspettavano il dottore….

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    1. Non ho parole, mi dispiace che ti sia accaduta una cosa simile. Ricordo una situazione uguale alla tua qualche mese fa, quando ero andata a fare una visita. E’ assurdo come anche gli anziani ormai compiano queste azioni. Comunque hai fatto benissimo a parlare con altre persone, e non sono solo io a pensarlo, sicuramente hai utilizzato bene il tuo tempo rispetto a qualcuno degli altri lì presenti.

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  8. Articolo ricco di tanti spunti. Mi ha colpito il messaggio che gli antenati farebbero meglio dei genitori di oggi. Non lo so, so solo che noi siamo il tempo presente di una storia lunga millenni ed il risultato in questo preciso momento delle decisioni e non decisioni dei nostri antenati. Istintivamente chiudo gli occhi e mi giro verso di loro ringraziando ciascuno per quanto di buono ha saputo fare e mi sintonizzo con il perdono per i loro errori. I genitori di oggi, ed io sono uno della categoria, sono chiamati ad una prova complessa ma sono sicuro che anche qui ognuno fa del suo meglio anche se non sempre questo è il “meglio” in assoluto. Auguro a ciascuno di operare per le trasformazioni e i cambiamenti che la vita gli chiede di fare per crescere ed essere sempre più in armonia con se stessi e con la vita.

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    1. Effettivamente mi hai fatto riflettere e ricordare di una cosa che non ho scritto e riguarda il fatto che ovviamente questi antenati non hanno fatto solo cose grandiose. Per voi genitori di oggi, è tutto più complesso, avendo a che fare con noi ragazzi che vi complichiamo la vita forse molto di più della vostra generazione con i vostri genitori. Spero che questo augurio possa essere di buon auspicio a ciascuno di noi. Ti ringrazio.

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      1. No, al contrario credo che hanno fatto del loro meglio e il fatto che tutti esistiamo è indicativo che le cose buone e costruttive sono state molte più di quelle, diciamo, negative.
        Tranquilli che anche noi abbiamo complicato la vita ai nostri genitori, è una esperienza che attende tutti… tanto i genitori di figli quanto i genitori di progetti.
        A proposito mia hai dato lo spunto per riascoltare caparezza, a me piace tanto e prima lo ascoltavo frequentemente. Lo considero un cantautore speciale ed il branco che hai citato è molto bello.

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  9. Ascoltarsi di più è il segreto. Se dentro di noi, qualcosa ci dice che stiamo perdendo tempo, ascoltiamoci, molliamo lo smartphone e andiamo a fare due passi. La vita è così imprevedibile che è un attimo incontrare persone interessanti, anche per una semplice chiacchierata di cinque minuti o, perché no, per passarci una vita insieme. Un abbraccio.

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