SIDEREUS NUNCIUS (di Galileo Galilei)

LETTERA A COSIMO II DE’ MEDICI IV GRANDUCA DI TOSCANA

Galilei inizia, un po’ come tutti al suo tempo, chiedendo la benevolenza sul suo lavoro da parte del suo signore. Al contrario di molti, però, egli non la chiede esplicitamente ma scrive una lettera in cui se lo ingrazia spiegandogli come egli abbia reso il suo nome immortale. Galilei comincia parlando del fatto che nei secoli tutti i “servi” dotti hanno celebrato i propri signori con opere immortali di vario genere (opere letterarie, monumenti, edifici, ecc.) ma che, questi sono tutti destinati a deteriorarsi nel tempo. L’unico modo di celebrare qualcuno, scrive, è imprimere il suo nome nel cielo. Scrive che eroi come Ercole presentano il loro astro o gruppo di astri e, anche Giulio Cesare ci provò ma, la sua stella si rivelò un flop dato che nacque e scomparve in poco tempo. Gli fa tanti elogi e gli dice che lui gli ha dedicato non uno ma ben quattro astri. Poi spiega che questi quattro non sono di quelle stelle fisse ma sono di quegli astri che periodicamente attraversano il cielo. In particolare esse si muovono intorno a Giove e ogni 12 anni fanno un giro intorno al sole. Poi scrive il nome che egli ha dato a questi corpi celesti(con punto di domanda per far intendere che poteva cambiarlo se Cosimo avesse voluto): Astri Medicei. Conclude chiedendo di accettare le stelle in dono. (comunque si riferisce ai quattro satelliti di Giove che egli scopre)

AVVISO ASTRONOMICO CHE CONTIENE E CHIARISCE RECENTI OSSERVAZIONI FATTE PER MEZZO DI UN NUOVO OCCHIALE NELLA FACCIA DELLA LUNA, NELLA VIA LATTEA E NELLE STELLE NEBULOSE, IN INNUMEREVOLI FISSE, NONCHÉ IN QUATTRO PIANETI NON MAI FINORA VEDUTI, CHIAMATI COL NOME DI ASTRI MEDICEI

Galilei inizia parlando delle cose che esporrà nel trattato ovvero:

  • La luna e le stelle;
  • Di cosa sono in realtà composte le nebulose;
  • Le quattro “stelle” che ruotano intorno a Giove;
  • Lo strumento che egli ha costruito e che gli ha permesso l’osservazione dei punti precedenti.

Comincia da quest’ultimo. Dieci mesi prima della stesura di questo testo gli era giunta voce che un fiammingo avesse creato un’occhiale che faceva apparire le cose più grandi e vicine. Questo gli fu confermato qualche giorno dopo. Ciò gli fece decidere che avrebbe prodotto anche lui questo speciale occhiale. Prese un tubo di piombo e mise alle sue due estremità due lenti con un lato liscio e con l’altro su una concava e sull’altra convessa. Questo gli permetteva di triplicare la grandezza. Con varie modifiche è poi riuscito a far arrivare questo strumento a quasi mille volte la grandezza vista dall’occhio umano. Decise quindi di puntare il cannocchiale verso il cielo e, di guardare prima la luna e poi le stelle. Vedendo quante stelle vi erano cercò un modo per calcolarne la distanza e lo trovò. Prima di tutto però bisognava crearsi un cannocchiale che riducesse la distanza almeno di 20 volte(area 400 volte maggiore) e in modo preciso. Per farlo bisogna disegnare su due pezzi di carta due cerchi (uno con il diametro 20 volte maggiore dell’altro) e posizionarli a una medesima distanza. Poi guardare con il cannocchiale su un occhio e puntarlo sul cerchio piccolo e con l’altro occhio guardare il cerchio più grande. Se i due cerchi appariranno della medesima dimensione il cannocchiale è ben fatto. Tornando alla distanza risolve il problema con un problema:

Sia dunque, per far intendere più facilmente, il tubo ABCD. L’occhio dell’osservatore sia E. I raggi, quando nel tubo non ci fossero lenti, andrebbero all’oggetto FG secondo le linee rette ECF, EDG; ma, appostevi le lenti, andranno secondo le linee rifratte ECH, EDI, poiché si raccostano; e mentre prima, liberi, si dirigevano all’oggetto FG, ora ne comprenderanno solo la parte HI. Stabilito poi il rapporto della distanza EH alla linea HI, si troverà mediante la tavola dei seni la quantità dell’angolo fatto nell’occhio dall’oggetto HI, che si vedrà contenere pochi minuti soltanto. Che se alla lente CD adatteremo dei foglietti perforati, quali con fori più grandi, quali con meno, sovrapponendo or l’uno or l’altro secondo il bisogno, formeremo a nostro piacere angoli via via diversi, sottendenti più o meno minuti, per mezzo dei quali potremo comodamente misurare gl’intervalli delle stelle distanti tra loro di alcuni minuti, salvo l’errore di un solo minuto o di due.

galilei distanze stelle

Continua spiegando le sua scoperte sulla forma lunare. Essa infatti non era liscia, come si pensava a quel tempo, ma, come la terra, era piena di promontori e valli. Scrisse questo perché notò che:

  • La linea di divisione tra parte lucente e parte oscura non è dritta ma presenta insenature;
  • La parte lucente presenta altre macchie oltre le solite antiche che si vedono ad occhio nudo;
  • Queste macchie si comportano come le ombre prodotte dal sole sulla Terra;
  • Nella zona oscura ci sono delle punte lucenti che si comportano come le creste dei promontori illuminati dal sole sulla Terra;
  • Le macchie più antiche non cambiano mai e rispetto al resto questo doveva, secondo lui, essere dovuto alla diversa consistenza di queste zone (esse sarebbero dovute essere secondo Galilei liquide perché parte della luce attraversa sempre l’acqua facendola apparire meno lucente);
  • Il profilo delle onde non cambiava ricreando sempre le stesse valli e gli stessi monti negli stessi punti e quindi, la luna mostrava sempre lo stesso emisfero alla Terra e le ombre non si spostavano per il movimento lunare;

Poiché qualcuno poteva rimanere in dubbio, dato che la periferia lunare appariva quasi del tutto liscia, ne spiegò i motivi secondo lui. In primis, come accade sulla Terra, varie montagne sovrapponendosi sembrano un unico ente. In secondo luogo, se la luna è ricoperta come la Terra da uno strato di gas, la maggiore profondità di questo renderebbe invisibili le alture. Poi spiega come ha scoperto la maggiore altezza delle montagne lunari con un altro problema:

Avendo io più volte osservato, in posizioni via via diverse della Luna rispetto al Sole, che alcuni vertici dentro la parte tenebrosa della Luna, ancorché abbastanza remoti dal confine della luce, apparivano Illuminati; paragonando la loro distanza all’interno diametro della Luna, trovai che questo intervallo supera a volte la ventesima parte del diametro. Posto ciò, s’immagini il corpo lunare, il cui circolo massimo sia CAF, il centro E e il diametro CF, che sta al diametro terrestre come due a sette; e poiché il diametro terrestre, secondo le osservazioni più esatte, contiene 7000 miglia italiane, CF sarà 2000, e CE 1000; la ventesima parte poi di tutto CF sarà di miglia 100. Sia ora CF il diametro del circolo massimo che divide la parte luminosa della Luna dalla oscura (poiché per la grandissima distanza del Sole dalla Luna questo circolo non differisce sensibilmente dal massimo) e A disti da C della ventesima parte di esso; si tracci il semidiametro EA, che prolungato incontri la tangente GCD (che rappresenta il raggio illuminante) nel punto D; di tali parti dunque l’arco CA, ovvero la retta CD, sarà 100, di quali la CE è 1000, e la somma dei quadrati di DC, CE sarà 1.010.000, a cui è uguale il quadrato della DE; dunque tutta la ED sarà maggiore di 1004, e la AD maggiore di 4 di tali parti, di quali CE è 1000. Dunque nella Luna l’altezza AD, che disegna un qualsiasi vertice elevato fino al raggio solare GCD, è lontano dal termine C per la distanza CD, supera le 4 miglia italiane. Ora sulla terra non c’è alcun monte, che appena si accosti all’altezza perpendicolare di un miglio; resta pertanto manifesto, che le elevazioni lunari son più alte delle terrestri.

galilei elevazioni lunari

Per concludere l’argomento Luna parla del fatto che se noi infrapponiamo tra noi e la parte lucente della luna un oggetto la parte oscura apparirà un poco luminosa. Questo accade, secondo lui, perché come la luna riflette la luce solare sulla terra, questa riflette la medesima luce su tutto l’emisfero lunare che gli si mostra. Finito l’argomento Luna l’autore passò a stelle fisse e galassia. Infatti egli scoprì che:

  • Oltre alle stelle fisse conosciute ve ne sono molte altre invisibili all’occhio umano;
  • Le nebulose che fino ad allora si pensava fossero dei punti di cielo più densi, sono in realtà ammassi di stelle invisibili ad occhio nudo;
  • La Via LATTEA è formata da miliardi di stelle;

Come ultimo argomento spiega la scoperta degli Astri Medicei. Egli il 7 gennaio 1610, scrive, stava guardando il cielo con il cannocchiale e vide per caso tre stelle piccole ma luminose intorno a Giove. Non gli diede molto conto poiché pensava che appartenessero alle stelle fisse. Il giorno dopo però, sempre per caso, ripuntò il cannocchiale verso Giove e notò che la posizione delle stelle rispetto ad esso era cambiata. Gli sorse il dubbio, che Giove potesse avere un movimento diverso a quello definito dagli astronomi. Puntando di nuovo il cannocchiale il 10, poiché il 9 era nuvoloso, capì, dalla disposizione delle stelle, che il cambiamento non deriva dal movimento di Giove ma dal fatto che esse non erano stelle fisse. Decise allora di continuare a osservarle con attenzione ogni giorno (tempo permettendo). Continuò ad osservare fino al 2 marzo e alla fine aveva scoperto che:

  • Si trattava di quattro corpi e non tre;
  • I quattro corpi erano pianeti che ruotavano intorno a Giove;
  • I più vicini a Giove compiono una rotazione intorno ad esso in minor tempo di quelli più lontani;
  • Che essi compiono, oltre al movimento intorno ad Giove, con esso il movimento di rivoluzione intorno al sole.

NOBODY

Questo è semplicemente un riassunto/ commento fatto da Nessuno  sul testo di un grande filosofo e, non vuole precludere alcuna idea sulle questioni trattate né da parte del lettore, né da parte mia. Si consiglia quindi la lettura del testo del filosofo se interessati. Per maggiori informazioni contattatemi nell’apposito spazio del blog scrivendo nobody e il titolo del testo sul quale si vuole interloquire.  (ci si scusa per eventuali errori ortografici o scleri dello scrittore)

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