DISCORSO DEL METODO (di René Descartes/Cartesio)

Parte prima

Descartes inizia quasi scusandosi per il testo che verrà letto. Questo perché egli critica, come del resto io, coloro che danno per verità assolute le loro e, il testo in questione(come “diceva” Socrate, ciò che si scrive si impone all’altro e limita la libertà di espressione ed evoluzione del pensiero degli uomini sull’argomento), esprime le sue idee sul metodo con cui approcciarsi  alla filosofia, a tutte le altre scienze e alla vita. Continua poi parlando di come gli studi che l’hanno portato alle sue conclusioni siano proceduti all’interno della sua vita. Nell’infanzia e nel periodo dell’istruzione scolastica il nostro autore, cerca di apprendere il più possibile da ogni tipo di scienza, filosofia, componimento letterario al fine di imparare dai dotti di ogni epoca come pensare. Nonostante ciò sente sempre presente un senso di vuoto e di dubbio. Infatti: su uno stesso argomento trova varie idee, nota l’assolutezza delle leggi matematiche ma il loro utilizzo solo in campi meccanici, l’esagerazione degli eventi nei testi antichi volta all’innalzamento di un ideale distaccandolo però dalla realtà. Tutto questo lo portò a cercare il sapere e il metodo di pensiero all’esterno (nel mondo reale). Quindi appena poté lasciò gli studi e incominciò a viaggiare. Nei suoi viaggi cercò di variare il più possibile e di riflettere su tutte le situazioni che la vita gli mise davanti in modo da trarne vantaggio ma, anche la scoperta del mondo esterno non gli portò vantaggio se non quello di scoprire che, molte azioni e costumi che comunemente sono ritenuti  stravaganti sono in realtà comuni a molti popoli e persone. Decide quindi di concentrare i suoi studi sul pensiero dall’esterno a se stesso. Dalla qual cosa, scrive, trasse maggior soluzione che se fosse stato rinchiuso a leggere dei dotti.

Parte seconda

Descartes scrive di essere stato bloccato in Germania dal maltempo quando, il non aver nulla da fare, lo portò a pensare al fatto che, qualsiasi opera fatta dal genere umano risulti più funzionale ed armoniosa se sviluppata da un’unica persona senza passare dalle mani di molta gente. Questo lo portò a pensare che, se noi utilizzassimo il nostro sguardo critico fin da piccoli senza seguire i precetti di, seppur dotti, maestri, saremmo in grado di raggiungere più facilmente le verità. Deduce anche (quando non hai nulla da fare scopri sempre tutto quello che c’è da sapere della vita) che, quando un uomo vuole migliorare il luogo in cui vive non ricostruisce la città intera ma solo la sua casa, e che, se voleva trovare le verità della realtà, doveva trovarle riformando il suo pensiero e non le scienze in generale. Il problema che si pose in quel momento però, fu che non sapeva quale metodologia scientifica tra logica, algebrica e geometrica dovesse utilizzare per arrivare la realtà. Concluse che:

  •  la logica serviva più per esplicare cose che si sanno o, in alcuni casi, cose che addirittura si ignorano;
  • la geometria fosse legata alle figure e non servisse all’esercizio dell’intelletto;
  • l’algebra è totalmente vincolata alle cifre e questo, l’ha portata a trasformarsi in un ingombro per l’ingegno;

Allora decise di creare un metodo base, formato da quattro regole, che fosse valido per tutti i campi. La prima è quella di non dare per vera nessuna cosa che egli non conoscesse come tale. La seconda è quella di dividere in quante più parti fosse possibile ogni questione in modo da semplificare il lavoro. La terza è quella di svolgere per ordine i vari frammenti che abbiamo creato dal più semplice al più complicato. La quarta ed ultima è quella del controllo del raggruppamento di tutte le possibili opzioni e parti che compongono il problema affrontato essendo il più generale possibile. Decise quindi, di applicare questo metodo sui precetti delle singole scienze, e dedusse che, per dimostrare i precetti di ogn’una singolarmente doveva considerarli come linee, mentre se ne doveva analizzare diversi insieme doveva considerarli come dei valori numerici. Dai suoi studi riuscì a capire che le scienze dovevano derivare dalla filosofia e quindi, si mise ad analizzare con il medesimo metodo anche questa.

Parte terza

Deciso il progetto, per non incorrere, negli anni di ricerca, nell’assenza di ideali si creò una morale provvisoria basata sempre su quattro massime:

  • Vivere secondo le leggi del suo stato e della religione cui era stato educato fin dall’infanzia ma con moderazione su ogni altro argomento così, se avesse scelto la strada sbagliata, non si sarebbe allontanato troppo dalla diritta via;
  • Essere fermi e risoluti ogni volta che sceglie una strada da percorrere. Questo anche quando ci si trova smarriti perché se non si sa dove si va almeno si arrivi da qualche parte;
  • Porre qualsiasi cosa esterna alla medesima distanza. Ovvero fare in modo che ogni cosa abbia lo stesso valore di un’altra senza fare distinzione. Questo perché bisogna allontanarsi dal desiderio di una cosa che non ci è concessa e, per farlo, non c’è metodo migliore di questo;
  • Dividere le diverse occupazioni umane in modo da eliminare quelle futili e lasciare soltanto quelle utili;

Infine, prese per massime sicure la capacità di giudizio di ogni essere umano e la fede in Dio, decise di continuare il suo viaggio con lo scopo di mettere in pratica il suo metodo e scoprire le verità della realtà. Passò nove anni viaggiando ed eliminando le cose la cui veridicità potesse essere messa in dubbio. Più andava avanti e più scopriva che l’unica cosa che non si potesse mettere in dubbio fosse che tutto è dubbio. Dopo questi nove anni dovette passare ai problemi della filosofia. Questo avvenne, non perché egli si sentisse pronto ad intraprenderli ma perché girava voce che egli l’avesse già fatto e, per non essere considerato ciò che non era, decise di chiudersi in un paesino sperduto. Qui passò altri otto anni esaminando questa materia e a conclusione dei quali decise di scrivere questo libro (lo so il riassunto fa cagare. Ma potete pure leggerlo se non vi piace come scrivo. Se invece vi piacesse contenti voi).

Parte quarta

(Questa parte, come dice lo stesso Descartes, è difficile da capire perché si addentra nei meandri della metafisica quindi se non capite qualcosa è normale. Io stesso ho difficoltà a riassumerla) Per errore di inesperienza, all’inizio del suo periodo da “recluso”, Descartes decide di dare per falsa ogni cosa che gli sembrasse anche solo minimamente dubbia. Così, dapprima eliminò ogni cosa si conosca con li sensi e poi anche qualsiasi idea ne avesse una opposta. Da qui notò che poteva dubitare di tutto tranne del fatto che stesse dubitando. Ma dubitare è un atto del pensare e quindi arrivò alla conclusione che non si può dubitare di pensare. Proseguendo per questa via arrivò alla certezza che, per poter pensare, bisogna esistere e che quindi per esistere, bisogna pensare. Da questo discernimento uscì il fondamento base della sua fisica ovvero, ego cogito ergo sum, per gli ignoranti (scherzo), io penso, dunque sono. Definito che, pensare fosse certo e vero, cercò di dedurre da esso come definire se qualcosa fosse vero. Dedusse che, per sua natura, una qualsiasi cosa può essere definita vera solo se la concepiamo in modo chiaro e distinto. Dal fatto che noi dubitiamo, arrivò a dedurre che il nostro essere non è perfetto e che, non essendo perfetti, non possiamo da noi avere un intelletto. Deduce quindi che deve esserci un essere superiore perfetto che ce lo ha donato. Descartes definisce questa figura come Dio. Egli inoltre dice che bisogna affidarsi solo alle conclusioni dateci dall’intelletto e, non a quelle dateci dai sensi e dall’immaginazione. Perché, se Dio per definizione è perfetto allora non può inserire nel mio essere cose imperfette. Per coloro che dovessero ritenere che Dio non esiste egli dice che costui è come una figura geometrica le cui proprietà non possono essere messe in discussione. Scrive infatti che, se io non posso negare che un triangolo è vero e ha tre lati allora, non posso negare l’esistenza  e la perfezione di Dio. Infine Descartes deduce che anche ciò che è presente nel mondo sensibile è, se lo riusciamo a concepire con l’intelletto, reale perché se, ciò che noi acquisiamo con i sensi è più certo di ciò che immaginiamo nei nostri sogni e, se un matematico sogna una formula essa non è meno vera allora possiamo essere certi che il mondo sensibile sia reale. (avrò fatto un sacco di errori ma non me ne importa nulla)

Parte quinta

Lo scrittore decide di non dilungarsi sulle altre cose che ha dedotto proseguendo per la via intrapresa nello scorso capitolo ma, ci spiega come ha dedotto le leggi naturali che ci circondano. Descartes scrive che, per non avere critiche su fatti in cui la comunità scientifica del suo tempo non aveva deliberato, decise di far partire il suo studio da un ipotetico universo parallelo creato in quel momento da Dio. Sicuramente Dio avrebbe creato la materia in un gran caos e poi, man mano, ( applicando varie leggi della fisica odierna) la materia si sarebbe riunita nei vari corpi celesti e poi anche nelle creature complesse come lo sono animali, piante, ecc. Quando però, avviene la creazione degli animali e dell’uomo Dio, scrive Descartes, mette all’interno del cuore un fuoco. Grazie ad esso avvengono tutte le funzioni corporee. Infatti grazie ad esso si riscalda il sangue che: ci dona la nostra temperatura, brucia il cibo che ingeriamo, deve passare per i polmoni per raffreddarsi, così da non diventare aeriforme e infine permette il movimento. Da questo crea la teoria degli spiriti animali che sono presenti sia nell’uomo che negli animali e che sono responsabili delle facoltà conoscitive empiriche. Infatti paragona gli animali a macchine perfette nelle membra, accomunate a quelle dell’uomo dalle regole di funzionamento meccaniche. In più l’uomo viene dotato di un’anima razionale che controlla i moti degli spiriti animali e risiede nel cervello. Inoltre scrive che l’anima razionale è completamente indipendente dal corpo e quindi non muore con esso. (questo capitolo presentava anche la descrizione dell’apparato circolatorio ma è pura anatomia e quindi, ritrovabile su un qualsiasi testo di biologia)

Parte sesta

Su questa parte non spenderò molte parole gentili dato che si riduce ad uno sclero di Descartes  che, dopo 5 capitoli non riusciva più a nascondere il suo ego e la sua “modestia”, e non apporta nessun tipo di aggiunta alla formazione del nostro pensiero. Quindi spiega che poteva scrivere questo testo tre anni prima ma che la critica su un altro testo scientifico su cui lui non aveva fatto obbiezioni gli fa prendere paura di aver fatto errori. Si giustifica col fatto che se l’avesse pubblicato le persone gli avrebbero fatto perdere tempo con obbiezioni inutili, che altri avrebbero pensato con presunzione di appropriarsi delle sue idee superficialmente e senza progredire (quello che accadeva al suo tempo con Aristotele), che se gli avessero dato una mano altre persone esse lo avrebbero involontariamente ingannato per renderle conformi alle regole da lui evidenziate e che non gli importa della fama. Esplica che però doveva scriverlo per fare in modo che gli altri continuassero il suo lavoro e grazie alle loro esperienze colmassero il vuoto da lui lasciato su alcuni argomenti. Infine dice che continuerà a studiare fino alla sua morte e che si concentrerà principalmente sulla medicina perché secondo lui erano molto indietro in questo campo (ed infatti lo erano).

NOBODY
Questo è semplicemente un riassunto/ commento fatto da Nessuno  sul testo di un grande filosofo e, non vuole precludere alcuna idea sulle questioni trattate né da parte del lettore, né da parte mia. Si consiglia quindi la lettura del testo del filosofo se interessati. Per maggiori informazioni contattatemi nell’apposito spazio del blog scrivendo nobody e il titolo del testo sul quale si vuole interloquire.  (ci si scusa per eventuali errori ortografici o scleri dello scrittore)

3 risposte a "DISCORSO DEL METODO (di René Descartes/Cartesio)"

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  1. Grazie, interessante articolo. La filosofia mi mette a dura prova, confesso, ma mi piace moltissimo.
    Infatti preferisco leggere riassunti oppure sentire documentari su argomenti vari, x riesco a trarre riflessioni da tutto ciò. Liliana

    "Mi piace"

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